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La pagina attuale colleziona alcuni documenti che riteniamo vadano segnalati:

Come “immagine” emblematica useremo il video seguente:

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2-1-2012

progettazione ex novo della finanza internazionale [3d- Mario Gregorio “Primavera all’italiana” da facebook]

Posted on 2 gennaio 2012

http://www.partito-viola.it/docs/progettazione%20ex%20novo%20della%20finanza%20internazionale.pdf

[7]

Quote partecipazione alla BCE

http://www.ecb.int/ecb/orga/capital/html/index.it.html

[6]

Giappone e Cina abbandonano il dollaro:
http://www.glollo.com/site/index.php/home/1220-anche-il-giappone-abbandona-il-dollaro

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data blog: 24.12.2011

LA FAMIGLIA ROCKEFELLER, AZIONISTA DI EXXON, FINANZIA GREENPEACE

http://www.informarmy.com/2010/07/la-famiglia-rockefeller-azionista-di.html

fonte su facebook: “lo sai”

Commento:

http://www.facebook.com/losai.net

Le cose vanno dette e in oltre verificate. L’utopia del purismo non porta da nessuna parte. La maggior parte degli attivisti di greenpeace come pure degli indignati etc non sanno nulla di chi cerca di “depotenziare” l’antagonismo infiltrandosi e cercano di corrompere! Butteremo l’acqua sporca e pure il bambino? E’ la base in qualsiasi movimento che farà la differenza e non sarà l’1% ad imporre la linea ma il 99% -> se il 99% non sarà popolo bue, ma deciderà di “conoscere per deliberare” perché il potere è del 99% se lo sai che sei il 99%. Ciao a tutti! https://partitoviola.wordpress.com/2011/12/21/il-piu-grande-crimine-di-paolo-barnard/

[4]

La richiesta delle banche italiane all’asta della Bce ha superato i 110 miliardi
(500 miliardi totali dalla BCE alle banche)

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-12-21/richieste-boom-asta-anni-111802.shtml?uuid=AaEewFWE

[3]

Il sacco d’Italia (dal 1992)

http://www.cpeurasia.eu/1532/il-sacco-ditalia

cit:

Dedichiamo questo post al prossimo governatore della BCE Mario Draghi,detto anche Mr.Britannia.Complimenti e auguri

Era il 1992, un anno decisivo per la recente storia italiana.

All’improvviso un’intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant’anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo.
Né le denunce, né le proteste popolari  né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca,immaginiamoci un semplice mariuolo alla Mario Chiesa.

Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava.

Mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.

Con l’uragano di “Tangentopoli” gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l’Italia

Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese.
Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d’Italia sarà messa in vendita.
La svendita venne chiamata “privatizzazione”.

E ancora.Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali.

Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro.
Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano a certi personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno.

L’omicidio di un simbolo dello Stato così importante come Falcone,significava qualcosa di nuovo.
Erano state toccate le corde dell’élite di potere internazionale.

Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati (anche Borsellino 19 luglio): “Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura… Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi… è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove”.

Quell’anno l’élite anglo-americana voleva rendere l’Italia un paese completamente soggiogato e dominato dal potere finanziario.

2 giugno del 1992, panfilo Britannia, in navigazione. A bordo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, e i grandi banchieri a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).

In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, tra i quali Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Gall.

Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane.

La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.Un grande cambiamento in effetti ci fu.

I banchieri angloamericani erano venuti a “fare la spesa”, ossia a comprarsi i gioielli dell’industria pubblica italiana a buon mercato.In lire svalutate lorsignori comprarono i gioielli dell’industria italiana,IRI in testa.

Insomma: una strategia concertata.

Cominciò il  Fondo Monetario Internazionale (altro organismo che mette sul lastrico interi paesi) che, come aveva fatto da altre parti,voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite.La Standard & Poor’s declassò il debito italiano.

L’incarico di far crollare l’economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.A causa di questi attacchi, la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia.

Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.

Nel giugno 1992 si era intanto insediato il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: appunto le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.(strano che il braccio destro di Craxi,uscìsse indenne dalla bufera mani pulite.Il non poteva non sapere per lui non valeva)

Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.
Il 31 luglio 1992 viene abolita la scala mobile.Il 9 settembre il governo chiede al Parlamento di approvare una legge delega che gli consenta di cancellare spese, aumentare tasse, bloccare i salari pubblici ogni volta che la Banca d’Italia dichiari l’emergenza economica.
Il 13-17 settembre,si è in piena crisi : svalutazione della lira e successiva uscita dallo SME, il sistema monetario europeo.Per arginarla il governo Amato è costretto a varare una legge finanziaria da 100.000 miliardi (aumento dell’età pensionabile, aumento dell’anzianità contributiva, blocco dei pensionamenti, minimum tax, patrimoniale sulle imprese, prelievo sui conti correnti bancari, introduzione dei ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta comunale sugli immobili (Ici), blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego, privatizzazioni ecc..)

A fine anno l’ineffabile Scalfaro annuncia “un nuovo rinascimento”. Roba da non credere!!!

Come già accennato,a seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua successiva svalutazione, le privatizzazioni sarebbero state fatti a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. L’agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento di privatizzazione.

Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato

I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.

Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.

Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite finanziaria.
Nel 1996, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, riferiva che l’Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché “se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco”.
Denuncia  dell’élite internazionale,e getto della spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell’élite anglo-americana.

Anche negli anni successivi,avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore.
Pensate che  l’Italia conquistò il record mondiale delle privatizzazioni: sui 460 miliardi di dollari del giro d’affari planetario di questo business negli anni ’90,circa 100 miliardi di dollari erano imputabili a noi.

La vendita Telecom fu l’operazione piu’ grossa mai conclusa in Europa

Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300.
Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.

Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva “risanare il bilancio pubblico”, ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).

Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.

Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi.

La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.

Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio era disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.

La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano.

Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.
Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni.
Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere.
La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti..

Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.

Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori.
Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Esemplare il caso Parmalat e Cirio.

Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie con un alto margine di rischio. La Parmalat emise bonds per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.

Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l’agenzia di rating, Standard & Poor’s, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti.

Alla fine, questi complici della truffa non han pagato praticamente nulla,con tanti saluti alla giustizia italiana

Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all’élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.

Agli italiani venne dato il contentino di “Mani Pulite”, che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere.Un polverone che è servito solo a consentire il saccheggio e a rimuovere un sistema politico che lo ostacolava o comunque non in linea con i desiderata angloamericani.

Il nostro paese è oggi controllato realmente da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese.

Questo,a grandi linee, è quanto veramente successo in quel 1992 che ha cambiato in peggio tutta la storia italiana.Il resto sono solo chiacchiere di stampa e politica,entrambe asservite,buone solo per la credulità del parco buoi,quello che in fondo paga sempre per tutti.

Uno dei pochi articoli di giornale di quell’anno che  parla  del convegno sul Britannia,lo presenta ovviamente  quasi come un convegno istruttivo o stage per giovani managers!!!.
(3 giugno 1992 -http://archiviostorico.corriere.it/1992/giugno/03/Inglesi_cattedra_privatizzazioni_fate_come_co_0_92060319034.shtml

A distanza di tempo,stessa cosa per il Club Bilderberg.

[2]

data blog 22-12-2011

Signoraggio 

http://it.wikipedia.org/wiki/SignoraggioSull’emissione di titoli:
http://it.wikipedia.org/wiki/Titolo_di_StatoSui meccanismi di asta dei titoli:
http://www.borsaedintorni.it/finanza/i-titoli-di-stato/Commento:Premesso che la disciplina sulla emissione della moneta si è evoluta nel tempo e quindi non ha senso fare un discorso in generale se non si premette a quale periodo storico ci si sta riferendo, dobbiamo rilevare che vi è una grande confusione sui termini accompaganti alla emissione della moneta.Si deve infatti intendere con “signoraggio” tutti i diritti corrisposti economicamente associati alla procedure di emettere nuova moneta.Nel caso di coniazione di monete d’oro al tempo dell’impero romano era la sottrazione di metallo trattenuto per ogni moneta coniata.La razio era coprire le spese di intermediazione nella coniazione.Successivamente altre spese sono state aggiunte e destinate in parte allo stato che aveva sovranità monetaria, in parte a chi operava alla parte fattuale della emissione di moneta.A quanto ammonta -oggi- il diritto di signoraggio -quantitativamente- sulle monete la cui emissione è in capo alle banche nazionali?A quanto ammonta -oggi- il diritto di signoraggio -quantitativamente- sulla carta/moneta la emissione è in capo alle banca centrale europea BCE?http://www.bancaditalia.it/bancomonete/signoraggio

Signoraggio

Per signoraggio viene comunemente inteso l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta.
Con riferimento all’euro il reddito da signoraggio generato dall’emissione della moneta è definito come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l’articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali”.

Per approfondimenti consultare la seguente normativa relativa alla distribuzione del reddito monetario delle Banche Centrali Nazionali degli Stati membri partecipanti.

La giurisprudenza

All’esito di azioni giudiziali intraprese nei confronti della Banca d’Italia, volte a rivendicare la proprietà collettiva dell’euro e il relativo reddito da signoraggio, la Corte Suprema di Cassazione, con sentenza delle sezioni unite n. 16751 depositata il 21 luglio 2006, ha stabilito che sussiste difetto assoluto di giurisdizione in ordine a simili pretese in quanto “al giudice non compete sindacare il modo in cui lo Stato esplica le proprie funzioni sovrane, tra le quali sono indiscutibilmente comprese quelle di politica monetaria, di adesione a trattati internazionali e di partecipazione ad organismi sopranazionali”.

Per saperne di più si veda:


Commento:

Quindi per quanto documentato la quantificazione è una variabile dipendente dall’accesso a documenti pure citati, ma comunque una aliquota la cui razio è il recupero delle spese di emissione.

Ma va ribadito che la tesi per cui le difficoltà monetarie siano addebitabili al signoraggio sono errate.

Infatti il signoraggio è una azione di recupero dei costi di emessioni che incide in maniera trascurabile sul debito degli stati, detto debito pubblico.

Come si genera -allora- il debito pubblico?

Il debito pubblico si genera per la modalità di emissione detta “moneta a debito”.

Sia gli stati, ma recendemente anche i comuni possono chiedere di mettere all’asta dei titoli che affermano che lo stato o l’ente comunale restituirà il denaro corrisposto per pagare il titolo (BOT, BOC, etc) più interessi.

E’ principalmente tale modalità che dovrebbe essere oggetto di studio.

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data blog 22-12-2011:

debito pubblico degli stati/debito sovrano on

cit: Esiste ormai in Europa una corrente di pensiero (vedi il libro “Les dettes illégitimes” di François Chesnais) che arriva addirittura a proporre il non rimborso del debito a certe condizioni. “L’ingiunzione di pagare il debito – spiega Chesnais – si basa implicitamente su questa idea che il denaro, frutto del risparmio pazientemente accumulato con il duro lavoro, sia stato effettivamente prestato. Questo può essere il caso per i risparmi delle famiglie o dei fondi del sistema di pensione per capitalizzazione. Non è il caso delle banche e degli hedge funds. Quando questi “prestano” agli Stati, comprando buoni del Tesoro aggiudicati dal Ministero delle Finanze, lo fanno con somme fittizie, la cui messa a disposizione si basa su una rete di relazioni e di transazioni interbancarie”. Un esempio di non pagamento del debito, con ri-negoziazione con i creditori, spiega ancora l’economista francese, è quanto realizzato nel 2007 dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa che ha realizzato un audit pubblico quantificando il debito detenuto da società di speculazione internazionale o dai banchieri nordamericani i quali sono stati costretti a negoziare con il governo ecuadoregno. Cose da terzo mondo, si dirà, ma la Grecia non ha dimostrato che la situazione in Europa può essere analoga e che quindi il problema non può essere eluso? Anche perché come si può pensare davvero di rientrare da un debito del 120% per Pil senza annientare il nostro Paese?

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Il caso Islanda:

http://it.wikipedia.org/wiki/Islanda

La crisi del 2008 L’inizio della crisi ha la propria genesi, in realtà, nei primi mesi del 2006[16], quando si ebbero i primi casi di insolvenza delle tre banche principali dell’isola: la Glitnir, la Kaupþing, la Landsbanki. La situazione andò via via peggiorando nel corso dell’anno seguente, per poi precipitare a ottobre del 2008 quando l’intera isola venne travolta dai crolli sulle borse mondiali seguite alla crisi americana dei mutui subprime. Nel corso dei dieci anni precedenti, l’economia islandese era cresciuta ad un ritmo attorno al 6% annuo, ragguardevole se si considera che si trattava di uno dei paesi con il reddito pro-capite più alto del mondo. L’Europa nello stesso periodo era cresciuta ad un ritmo ancorato al 2%. Ad aggravare la situazione, c’era il fatto che la krona era una valuta fluttuante, esposta all’influenza dei mercati mondiali. I tassi di interesse erano piuttosto alti: 5-6%, contro il 2-4% dell’area euro-USA, e soprattutto lo 0-1% del Giappone. La situazione incoraggiava l’afflusso di denaro dal mercato globale per finanziare debito pubblico, azioni e obbligazioni islandesi. In particolare risultava conveniente a fini speculativi contrarre prestiti, ad esempio, in Giappone e reinvestirli in Islanda (carry trade). Per arginare il fenomeno, la banca centrale alzò i tassi di interesse. Tale iniziativa, in teoria, avrebbe dovuto scoraggiare il ricorso all’indebitamento da parte degli islandesi (dal momento che alzare i tassi e quindi il costo del denaro vuol dire in pratica rendere meno vantaggioso l’acquisto di titoli pubblici a tasso fisso ma rendere più appetibili strumenti finanziari a tasso variabile e i depositi sui conti correnti), ma ebbe l’effetto contrario a causa dei ridotti volumi in questione (ridotti con riferimento all’economia mondiale, giganteschi rispetto alla piccolissima economia dell’isola). Si innescò, così, un circolo vizioso: più i tassi salivano, più i titoli di debito diventavano appetibili e attiravano capitali, il che spingeva i tassi sempre più in alto, e così via. Nel giro di qualche anno i tassi di sconto, da cui dipendono in particolare gli interessi sui Buoni del Tesoro, raddoppiarono e poi triplicarono fino a sfiorare il 15%. Nel frattempo le tre minuscole banche islandesi si riempirono di denaro straniero, che utilizzarono in acquisizioni all’estero, specialmente in Svezia, Norvegia, Danimarca. Lo stesso fecero gli imprenditori islandesi acquistando quote in aziende di tutto il mondo. Il ricorso al credito fu ingente anche da parte dei lavoratori, che vedevano i propri salari crescere allo stesso ritmo. D’altra parte, nel peggiore dei casi, investire in Islanda rendeva invariabilmente percentuali a due zeri, come ad esempio nel mercato degli immobili, i cui prezzi erano più che raddoppiati. A gennaio 2006, l’agenzia di rating Fitch espresse perplessità sul fatto che un indebitamento di tali proporzioni fosse sostenibile da parte di un paese di 300.000 abitanti. Si parlava infatti di debiti esteri per diversi miliardi di dollari, cioè di cifre confrontabili con l’intero PIL (pari a una decina di miliardi). La sfiducia sui mercati internazionali derivante dall’abbassamento del rating causò una mancata sottoscrizione di un’obbligazione a cinque anni emessa dalla banca Kauphting, che stava scadendo: della nuova emissione, pari a 1250 milioni di dollari, le richieste si fermano a 600 milioni. La banca restò dunque scoperta per 625 milioni, e fu l’inizio di una crisi inarrestabile, con le caratteristiche code agli sportelli delle banche. Anche il deficit dello stato viaggiava a due cifre (> 20%) e nel corso degli anni aveva portato ad un debito pubblico pari a quattro-cinque volte il PIL. Nell’ottobre del 2008, dopo ripetute iniezioni di liquidità da parte di diversi paesi che non hanno portato significativi miglioramenti, l’Islanda viene travolta dalla crisi dei mercati valutari americani e si dichiara sull’orlo del fallimento.[17][18] Il 7 ottobre 2008 la Russia propone un prestito di oltre 4 miliardi di euro all’Islanda[19]. Il 20 ottobre 2008 vede la luce un piano alternativo al prestito russo, stavolta pilotato dal Fondo Monetario Internazionale, in cui si prevede un prestito diretto di un miliardo di dollari, e di altri cinque miliardi forniti attraverso le banche centrali scandinave e giapponese[20]. Durante tutto il 2009 la situazione si va marginalmente stabilizzando, ma le finanze del paese continuano a versare in situazione drammatica: a luglio 2009 è solo con un prestito di 2 miliardi di euro da parte del Fondo Monetario Internazionale che viene scongiurata l’ennesima imminente bancarotta[21]. Le tre banche del Paese – Landsbanki, Glitnir e Kaupthing – operano con un’esposizione di 11 volte il PIL islandese, chiaramente impossibile da rimborsare per gli istituti e per lo Stato. L’esposizione riguarda in gran parte depositi raccolti dalle filiali estere, di correntisti del Regno Unito (320.000 persone) e dell’Olanda[22].

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Un movimento di opinione ha raccolto le firme per bloccare il rimborso dei correntisti esteri con le tasse degli islandesi e il Presidente Olafur Ragnar Grimsson ha bloccato un disegno di legge che prevedeva il rimborso di 3.4 miliardi di euro a correntisti del Regno Unito. Nel marzo del 2010 si è tenuto un referendum a tal proposito e il 93% degli islandesi si è opposta alla legge di rimborso.

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Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda.

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Il caso Ungheria:

Ungheria, debito pubblico alle stelle il premier fa causa al governo precedente Il Governo fa causa alla passata amministrazione socialista per il debito pubblico. Ennesima mossa controversa del Premier conservatore Viktor Orbán. L’opposizione: “Persecuzione politico”. La stampa: “Mossa antidemocratica”. Plauso di Mario Borghezio: “Ottima legge, serve anche in Italia” La passata amministrazione ha lasciato un buco nelle casse dello Stato? In Ungheria il governo le fa causa. Il governo di centrodestra guidato dal conservatore Viktor Orbán ha deciso di trascinare in tribunale i precedenti tre leader socialisti in carica dal 2002 e al 2010 che, a suo dire, hanno causato un inasprimento del debito pubblico del Paese, schizzato in 8 anni dal 53 all’80% del Pil. L’Ungheria resta infatti uno dei Paesi maggiormente indebitati in Europa e il primo a chiedere l’aiuto del Fondo monetario internazionale nel 2008. L’accusa è di “gestione criminale” dell’economia, per questo la passata amministrazione “deve pagare di fronte alla giustizia”. La decisione è stata annunciata dopo che una commissione parlamentare ha accertato le responsabilità politiche dei tre ex leader socialisti Peter Medgyessy, Ferenc Gyurcsany e Gordon Bajnai. In particolare Medgyessy era stato coinvolto in uno scandalo di intercettazioni telefoniche nel 2006 dove confessava ad un compagno di partito che sulla situazione finanziaria del Paese “abbiamo mentito ai cittadini mattino, pomeriggio e sera”. Ma l’opposizione non ci sta, e parla di “accanimento politico” dopo la cocente sconfitta subita dal partito Fidesz del Premier Orbán alle elezioni del 2010. L’ex Premier Gyurcsany aveva ammesso che qualche scelta economica era stata “sbagliata” ma non accetta di pagarne il prezzo sulla propria pelle. Secca la risposta di Zoltan Kovacs, attuale Ministro delle comunicazioni: “Il Paese è stato rovinato dal 2002 al 2010. Queste decisioni economiche sono state fatte da persone che conoscevano bene i numeri. Ogni procedimento legale che intenteremo nei loro confronti sarà chiaro e trasparente”. Ad approvare la decisione del governo non basterà la maggioranza in Parlamento, dove il partito Fidesz detiene saldamente i due terzi dei seggi, ma si dovrà pronunciare anche l’Alta Corte. Sicuramente si potrebbe venire a costituire un precedente allarmante per tutti gli Stati indebitati d’Europa. Geir Haarde, ex Premier dell’Islanda, è oggi sotto accusa per un grave crack bancario nel 2008. Anche Yulia Tymoshenko, precedente Primo ministro dell’Ucraina, si trova sotto processo per un discutibile accordo commerciale sul gas con la Russia che ha fatto perdere alle casse dello Stato 190 milioni di dollari. Per non parlare della Grecia, dove sono in molti che vorrebbero vedere i responsabili del quasi default sui banchi di un tribunale. La mossa del Governo è stata accolta con seria preoccupazione dalla stampa nazionale ed internazionale, che ci vede l’ennesimo tentativo del Premier Orbán di consolidare il proprio potere e di infliggere l’ennesima svolta autoritaria al Paese. Szabolcs Kerek-Barczy, Direttore esecutivo di Freedom and Reform Institute, una think-tank sia pure di destra, giudica la proposta del governo “senza precedenti, inaccettabile e antidemocratica”, una decisione che potrebbe “erodere ulteriormente la fiducia nel Governo negli investitori stranieri”. D’altronde il governo di Orbán non è nuovo a simili colpi di teatro. Basti pensare all’approvazione della nuova Costituzione ungherese ad aprile, passata grazie alla schiacciante maggioranza in Parlamento e contenente passaggi controversi come il diretto riferimento a Dio come “elemento unificante”, l’apertura alla proibizione dell’aborto e l’estensione del potere dell’esecutivo sulla magistratura. Anche la decisione di portare in tribunale la precedente amministrazione è destinata quindi a far discutere in Europa, specie a Bruxelles, dove il fascicolo Ungheria non è mai stato chiuso. Ma un estimatore il governo di Budapest l’ha già trovato: Mario Borghezio. “La proposta di legge presentata dal Governo di Viktor Orban, finalizzata a perseguire penalmente i politici responsabili dei debiti del suo Paese, è ottima e largamente condivisibile”. Recentemente sospeso dal partito per le sue dichiarazioni sulla strage di Utoya in Norvegia, Borghezio non ha dubbi: “Sarebbe tempo di istituire anche da noi una procedura normativa per accertare e sanzionare con la massima severità i politici italiani a cui sono da addebitare le scelte di splafonamento del nostro debito pubblico, che oggi grava come un macigno sulle spalle di chi – italiano e/o padano – lavora e produce onestamente”.

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Il caso USA:Una truffa da 16 mila miliardi di dollari!

cit: L’attenzione dell’opinione pubblica internazionale è concentrata sull’accordo autolesionista firmato tra Barack Obama e il Congresso mediante il quale il presidente s’impegna ad attuare un duro programma di aggiustamento fiscale, centrato sul taglio delle spese sociali (sanità, educazione, alimentazione) e infrastrutturali per 2.500 miliardi di dollari ma preservando, come esige il Tea Party, il livello attuale della spesa militare e la sua eventuale espansione. In cambio, la Casa Bianca ha ricevuto l’autorizzazione per elevare l’indebitamento degli Stati Uniti fino a 16.400 miliardi di dollari (ndr: totali), cifra superiore di circa duemila miliardi al PIL di questo Paese. Con questo si spera -confidando nella “magia dei mercati”- di superare la crisi del debito pubblico e riattivare la depressa economia nordamericana. Questa ricetta è stata già applicata a ferro e fuoco in America Latina e non ha funzionato; e nemmeno nella sconvolta Europa di questi giorni. Con questo accordo l’unica certezza sarà l’aggravamento della crisi e, di conseguenza, l’accentuazione dell’aggressività nordamericana sullo scenario mondiale. “Socialismo” per i ricchi, mercato per i poveri Il dibattito sul possibile default USA ha completamente oscurato uno scandalo finanziario di proporzioni inedite:

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Il 21 luglio scorso (ndr: 2011) è stato reso noto il risultato dell’audit integrale realizzato dall’Ufficio Governativo per la Rendicontazione (Government Accountability Office, GAO la sua sigla in inglese) sulla Riserva Federale (Fed), la banca centrale degli Stati Uniti, il primo che viene effettuato su questa istituzione da quando è stata creata nel 1913 (1). I risultati sono stupefacenti: in un periodo di poco più di due anni e mezzo, tra il 1º Dicembre del 2007 e il 21 luglio del 2010, la Fed ha concesso prestiti segreti a grandi corporazioni e imprese del settore finanziario per un valore di 16mila miliardi di dollari, una cifra maggiore del PIL degli Stati Uniti che nell’anno 2010 è stato di 14.500 miliardi di dollari e più alta della somma dei bilanci del governo federale degli ultimi quattro anni.
http://it.wikipedia.org
/wiki/Federal_Reserve_System

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^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^Non solo questo: l’audit ha rivelato anche che 659 milioni di dollari sono stati regalati ad alcune delle istituzioni finanziarie beneficiate arbitrariamente da questo programma perché amministrassero il multimilionario salvataggio delle banche e corporazioni predisposto come meccanismo di “uscita” della nuova crisi generale del capitalismo. Di questo gigantesco totale circa 3mila miliardi sono stati destinati a soccorrere grandi imprese ed entità finanziarie in Europa e Asia. Il resto è stato orientato al salvataggio di corporazioni statunitensi, guidate dalla Citibank, la Morgan Stanley, Merrill Lynch e la Bank of America, tra le più importanti. Tutto questo mentre la crisi aggravava a livelli senza precedenti la disuguaglianza economica nella popolazione statunitense affondando sempre più ampi settori sociali nella povertà e la vulnerabilità sociale. Naturalmente, questa informazione si è guadagnata appena uno spazio completamente marginale sulla stampa finanziaria, sia quella internazionale che quella nordamericana, o sui grandi mezzi di comunicazione degli Stati Uniti. Sono notizie che, come ricorda Noam Chomsky, non devono essere apprese dal grande pubblico. Le sorprendenti rivelazioni di questa relazione dovrebbero dare avvio a una discussione su vari temi di grande importanza. Uno, la distribuzione estremamente disuguale degli sforzi richiesti per affrontare la crisi. Finora questi sono stati sostenuti dai lavoratori, mentre le grandi fortune personali o corporative così come i fenomenali guadagni dei più ricchi sono stati beneficiati con le riduzioni delle tasse e i salvataggi multimilionari decisi da George W. Bush e ratificati da Barack Obama nel recente accordo. Due, sugli inesistenti -o sommamente deboli e inefficaci- meccanismi di audit e controllo democratico sulle politiche e decisioni di un’istituzione cruciale per l’economia nordamericana e il welfare della sua popolazione come la Fed.. Tre, sulla discutibile compatibilità esistente tra un’ordine che si autoproclama democratico e lo statuto giuridico e istituzionale della Fed come entità autonoma che non ha l’obbligo di rendere conto di fronte ad alcuna istanza di controllo democratico. In relazione a quest’ultimo punto la Fed ha manifestato la sua predisposizione a “considerare molto seriamente” le raccomandazioni del GAO, ma non essendo un’istituzione governativa non può essere forzata ad accettarle. Nonostante il suo carattere privato il Presidente (Chairman) della Fed e i sette membri del suo direttivo sono designati dal Presidente degli Stati Uniti e soggetti alla loro successiva conferma da parte del Senato. Ma contrariamente a quello che pensa la stragrande maggioranza della popolazione nordamericana la Fed non è un’agenzia del governo federale ma una corporazione privata. In termini politici è il partito del capitale finanziario. La sua autonomia è così ampia che non si uscirebbe di un millimetro dalla legalità se le sue autorità decidessero di disattendere le raccomandazioni del GAO o ribellarsi apertamente contro di esse. Non esiste, per la Fed, l’obbligo democratico di rendere conto alla comunità ed essendo in soggetto di diritto privato non deve rispettare neanche quanto dispone la Legge sulla Libertà d’Informazione, la cui giurisdizione si comprende solo le istituzioni pubbliche. Situazione aberrante: una cifra equivalente al totale del debito statunitense che ha messo gli Stati Uniti sull’orlo del default è stata sborsata in salvataggi fraudolenti, segreti e molto convenienti per i prestatori e dannosi per il contribuente, con il cui denaro una banca centrale “indipendente” come la Fed ha finanziato tutta questa operazione. C’è da chiedersi: indipendente da chi? Cospirazione del silenzio? Lo scandalo rivelato dall’audit non ha avuto quasi nessuna ripercussione negli Stati Uniti. Il “Chairman” della Fed, Ben Bernanke, ha fatto orecchie da mercante e ha dichiarato che in momenti in cui si temeva un default di questo Paese l’importante era preservare la credibilità della Fed e del sistema monetario statunitense. Nonostante il GAO sia un organismo di appoggio ai lavori del Congresso le reazioni dei deputati e dei senatori di fronte alla divulgazione della relazione sono state del più assoluto e immorale silenzio. Per quanto siamo riusciti a saperne una delle pochissime voci dissonanti è stata quella del senatore Bernie Sanders, dello Stato del Vermont. Sanders è una mosca bianca non solo nel Congresso ma nella politica statunitense: è un politico che si dichiara socialista e che è stato eletto come candidato indipendente in alleanza con il partito democratico, l’unico modo di superare l’asfissiante bipartitismo imperante negli Stati Uniti. Eletto come senatore nel 2007 con il 65 % dei voti, un alluvione elettorale molto poco frequente nella politica di questo Paese, è stato sostenuto da diversi movimenti sociali e piccole organizzazioni politiche del Vermont. Sanders ha reagito con durezza quando è stata resa pubblica la relazione.(2) Riportiamo qui sotto alcuni dei paragrafi più rilevanti della dichiarazione emessa dal suo ufficio stampa, che praticamente non è stata diffusa da nessun media degli Stati Uniti, e che dice quanto segue: 21 luglio 2011. “Il primo audit integrale della Riserva Federale ha scoperto nuovi sorprendenti dettagli su come gli Stati Uniti hanno elargito la sciocchezza di 16mila miliardi in prestiti segreti per salvare banche e imprese statunitensi e straniere durante la peggior crisi economica dopo la Grande Depressione”. Un emendamento proposto dal Senatore Bernie Sanders alla legge di riforma di Wall Street -approvata esattamente un anno fa questa settimana- aveva ordinato all’Ufficio Governativo per la Rendicontazione (Government Accountability Office) di realizzare questo esame. “Come risultato di questo audit ora sappiamo che la Reserva Federal ha somministrato più di 16mila miliardi di dollari in assistenza finanziaria totale ad alcune delle più grandi corporazioni e istituzioni finanziarie negli Stati Uniti e nel resto del mondo”, ha detto Sanders. “Questo è un chiarissimo caso di socialismo per i ricchi e puro individualismo tipo ‘si salvi chi può’ per gli altri.” [Chiarimento: la Government Accountability Office (GAO) è un’agenzia indipendente e non di partito che lavora per il Congresso degli Stati Uniti. La missione del GAO è quella di investigare sul modo in cui il governo federale dispone dei dollari dei contribuenti. Il capo del GAO è il Controllore Generale degli Stati Uniti, ed è designato per un periodo di 15 anni dal Presidente sulla base di una lista di candidati predisposta dal Congresso. Il capo attuale del GAO è Gene L. Dodaro, che era stato nominato dal Presidente Barack Obama nel settembre 2010 e prorogato in carica nel dicembre dello stesso anno dopo essere stato confermato al suo posto dal Senato. (Nota di A. Boron)] Tra le altre cose l’audit ha stabilito che la Riserva Federale “è priva di un sistema sufficientemente valido per trattare casi di conflitti d’interesse, nonostante esistano seri rischi di abusi in questo senso. in pratica secondo questo audit la Riserva Federale si è astenuta dal dichiarare conflitti d’interesse favorendo dipendenti e contrattisti privati in modo che potessero mantenere i loro investimenti nelle stesse corporazioni e istituzioni finanziarie che ricevevano prestiti d’emergenza.” “Per esempio, il Direttore esecutivo della JP Morgan Chase svolgeva funzioni nel Direttivo della Riserva Federale di New York mentre la sua banca riceveva più di 390 miliardi di dollari in aiuti finanziari da parte della Riserva Federale. Inoltre la JP Morgan Chase agiva come una delle banche di compensazione per i programmi di prestiti d’emergenza della Fed.” “Un’altra scoperta inquietante del GAO è quella relativa al 19 settembre del 2008 quando il signor William Dudley, presidente della Riserva Federale di New York, ha ricevuto una deroga per permettergli di conservare i suoi investimenti nella AIG (American International Group, un leader mondiale in campo assicurativo) e GE (General Electric) mentre queste compagnie ricevevano fondi di salvataggio.. Una ragione per cui la Fed non ha obbligato Dudley a vendere le sue azioni, secondo l’audit, è stato perché questo avrebbe potuto dare l’immagine di un conflitto d’interessi”. “L’indagine ha rivelato anche come la Fed esternalizzava a contrattisti privati come JP Morgan Chase, Morgan Stanley e Wells Fargo la maggioranza dei suoi programmi di prestiti di emergenza. Queste stesse imprese ricevevano anch’esse migliaia di miliardi di dollari della Fed per prestiti concessi a tassi d’interesse vicini allo zero.” I principali beneficiari di questi prestiti –concessi tra il 1º dicembre 2007 e il 21 luglio 2010- sono i seguenti:Citigroup: $2.500.000.000.000
Morgan Stanley: $2.040.000.000.000
Merrill Lynch: $1.949.000.000.000
Bank of America: $1.344.000.000.000
Barclays PLC (United Kingdom): $868.000.000.000
Bear Sterns: $853.000.000.000 Goldman Sachs: $814.000.000.000
Royal Bank of Scotland (UK): $541.000.000.000
JP Morgan Chase: $391.000.000.000
Deutsche Bank (Germany): $354.000.000.000
UBS (Switzerland): $287.000.000.000 Credit Suisse (Switzerland): $262.000.000.000
Lehman Brothers: $183.000.000.000
Bank of Scotland (United Kingdom): $181.000.000.000
BNP Paribas (France): $175.000.000.000 Wells Fargo & Co.: $159.000.000.000
Dexia SA (Belgium): $159.000.000.000 Wachovia Corporation: $142.000.000.000
Dresdner Bank AG (Germany): $135.000.000.000
Societe Generale SA (France): $124.000.000.000
Tutti gli altri $ 2.639.000.000.000
Totale: $ 16.115.000.000.000 (1)

(1) La versione completa della relazione della GAO può essere consultata in:

(vedi pag 131)

http://www.gao.gov/new.items/d11696.pdf

link2: fonte

Fonte : http://alainet.org/active/48439,

ripubblicato in www.rebelion.org

Traduzione Andrea Grillo

debito pubblico degli stati/debito sovrano off

dal link seguente: (il più grande crimine su facebook, sez. docs)
http://www.facebook.com/groups/ipgcadmin/doc/342072595811541/

cit

http://www.facebook.com/groups/ipgcadmin/doc/342072595811541/

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