BARNARD VS FASSINA CIALENTE: ”IL NOSTRO PROBLEMA E’ BRUXELLES” [12 luglio 2013]

articolo di

ABRUZZO WEB:

RICOSTRUZIONE: FESTA PD, BARNARD VS FASSINA
CIALENTE: ”IL NOSTRO PROBLEMA E’ BRUXELLES”

di Roberto Santilli

L’AQUILA – “Il governo deve essere in prima linea nel supportare questo sforzo che gli aquilani portano avanti con determinazione. C’è l’ostacolo Europa, va rimosso, si sta cercando di far capire di tenere fuori dal calcolo del deficit le risorse che vanno dedicate alla ricostruzione. Da mesi è aperta una discussione, da qui passa il futuro della città, ma noi non abbiamo la bacchetta magica come qualcuno che fa soltanto demagogia. Le cose sono più complesse di quello che sembrano”.

Serata con finale polemico quella di ieri all’Aquila nell’ambito dei dibattiti all’interno della festa del Partito democratico dell’Aquila.

‘L’Aquila Bene Comune’, la vecchia Festa dell’Unità, ha ospitato per la terza serata (oggi è l’ultima) nelle piazze San Basilio e Natali il vice ministro dell’Economia e delle finanzeStefano Fassina, sua la frase iniziale, il capogruppo del Pd al Parlamento Europeo, David Sassoli, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente e l’ex deputato del Partito democraticoGiovanni Lolli, per l’occasione moderatore del dibattito.

Sul finale, duro intervento, con coda polemica, del giornalista Paolo Barnard, che di recente all’Aquila ha portato l’economista statunitense Warren Mosler, le cui proposte per reperire immediatamente i fondi necessari alla ricostruzione del capoluogo abruzzese post-terremoto sono state bocciate proprio dallo staff di Fassina.

La serata è cominciata con un lungo intervento di Cialente, che con Barnard, Mosler e Lolli è stato il mese scorso a Roma per perorare la ‘ricetta’ mosleriana in un incontro con la segreteria economica di Fassina capeggiata dal professor Massimo D’Antoni, dal quale è arrivato il ‘no’, giudicato tecnicamente molto vago ma politicamente chiaro, alle proposte dell’americano.

“L’Unione Europea non ne vuole sapere di lasciarci liberi di sforare, al minimo, il rapporto debito-pil fissato al 3 per cento –  ha polemizzato il primo cittadino – non è possibile andare avanti così. Sono state bocciate senza spiegazione logica le migliori proposte per L’Aquila, non ultima quella di Mosler. Gli aquilani devono sapere che con questa Europa la ricostruzione dell’Aquila continuerà a slittare. È chiaro che il problema per la nostra città è a Bruxelles, ho paura che alle prossime elezioni europee ci troveremo di fronte a un elettorato anti-europeista, è un pericolo reale che dobbiamo scongiurare ma se all’Unione Europea continuano a dirci di no, si arriverà quasi sicuramente a una debacle”.

“Sappiamo di dover perorare la causa aquilana a Bruxelles, ma lo stiamo facendo da tempo – ha affermato Sassoli, ex giornalista Rai prima di gettarsi in politica – L’Aquila è sicuramente una priorità nazionale, il governo si sta impegnando molto in questo senso, però non si deve pensare che l’Italia e la vostra città possano fare a meno dell’Europa. Senza l’Europa non andremo da nessuna parte”.

“La verità è che voi politici non avete coraggio – ha tuonato Barnard – siete terrorizzati dalla Germania, ma in Europa sia Francia che Germania hanno sforato il deficit, se ne sono letteralmente fregate. Lei, Fassina, in tv era terrorizzato, il governo italiano è terrorizzato, si è tolto qualsiasi sovranità firmando i Trattati e il Fiscal Compact, firmato anche il Pd. Non abbiamo più nessuna sovranità di bilancio, a questo punto se non c’è il coraggio di sforare il debito dello 0,3 per cento, uno sforamento virtuale tra l’altro per quanto riguarda le proposte di Mosler”.

“Si deve dire all’Europa ‘noi lo facciamo, punto’ – ha concluso – altrimenti è inutile avere un vessillo, dire ‘siamo un partito’, qui bisogna ritornare a essere un Paese. Ricominciamo dall’Aquila, onoriamo i 309 morti. Ci vuole uno scatto di dignità”.

L’intervento di Barnard ha creato un vespaio durante il dibattito, scatenando le reazioni di Fassina e Sassoli, che hanno parlato di “bacchetta magica” e “demagogia”, invitando chi la pensa come il giornalista a “fare il lavoro che facciamo noi, così ci si renderà conto delle difficoltà che ci sono”.

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