Chi controlla l’albero delle info in Italia? (ricostruzione storica dal 1945 fino ad oggi )

Aljazeera & ANSA

http://bit.ly/U9RzwZ

cit:
ANSA e Al Jazeera insieme appassionatamente. L’informazione di Regime si coalizza per sostenere Il “Democrazismo” di invasione

E’ in atto un vero e proprio incesto mediatico che oggi grazie alla sua ufficializzazione esce allo scoperto.

Segue:
FIRMATO ACCORDO ANSA AL JAZEERA DA LEGGERE DOPO AVER CAPITO COS’è ANSA

Il giornalismo in Italia è … un computer collegato e abbeverato all’ANSA!
Il 7 novembre 2008  appena partita “Stampa Libera” abbiamo postato questo articolo per inquadrare il nemico, ovvero quella che per noi è l’arma più letale esistente ovvero la disinformazione di massa, la fabbrica dei cervelli vuoti.

Abbiamo però postato prima un articolo illuminante di M. Blondet. Dopo che avrete capito di chi è l’ANSA e perchè è nata, capirete la drammaticità di questa ferale  alleanza Ansa – Al Jazeera in funzione di sostegno al progetto criminale mondialista che gioca a dadi nello scacchiere mondiale e mediorientale con Israele nel  ruolo di croupier e gli USA come buttafuori.

Articolo di Maurizio Blondet  dal sito www.effedieffe.com– 20/11/2007

Mi è venuto un dubbio: che Michael Levi altri non sia che figlio di Ricardo Franco Levi,
il sottosegretario alla presidenza di Prodi, con delega all’editoria, l’autore del progettino di museruola su internet alle notizie sgradite alla nota lobby, un mezzo burocratico-fiscale per punire le opinioni.
Il che spiegherebbe le ingiunzioni di Michelino a far tacere, a far licenziare giornalisti, a invocare contro di loro «provvedimenti urgenti», a «informare» certe ditte, che alcuni periodici sui quali fanno apparire la loro pubblicità ospitano articoli di «antisemiti», per cui è meglio che li mettano alla fame negando loro ulteriori inserzioni.
Questo atteggiamento verso la libertà di stampa e d’opinione sarebbe una tendenza di famiglia.
Sarà? Non sarà?
Contemplo la foto che il giovine psico-poliziotto ha postato nel suo sito – dal Council on Foreign Relations, nientemeno – e mi par di notare una somiglianza.
Inquietante.
Se il mio dubbio è fondato, sono davvero nei guai, cari lettori.
Perché se Michael è il germoglio di Ricardo, allora è anche il nipote di Arrigo Levi.
Una dinastia potente.
E che, nonostante una certa apparenza di declino intellettuale scendendo per li rami, potente resta.

Arrigo Levi, nato nel 1926, ha costantemente accompagnato l’avvocato Agnelli alle riunioni del Bilderberg e della Commissione Trilaterale, insieme al sindacalista preferito dall’Avvocato, Giorgio Benvenuto, per una vita segretario della UIL.
E’ raro che la Trilateral accolga sindacalisti nei suoi consessi segreti: ma l’Avvocato garantiva per il suo sindacalista di casa.
Tanto più che secondo i maligni, oltre che segretario della UIL, Benvenuto ne era anche l’unico membro.
Cosa credibile, visto che la UIL era emanazione del Partito Repubblicano.
Il quale – secondo i suddetti maligni – teneva i suoi congressi plenari in una cabina telefonica.
E tuttavia De Gasperi non potè fare a meno, nel suo primo governo, di imbarcare quel partito repubblicano e il suo segretario Ugo La Malfa.
E a chi gli chiedeva il perché, spiegava che senza La Malfa imbarcato, non sarebbero arrivati i soldi del Piano Marshall.
Questo per dire che tipo di potere è quello.
Difatti, m’è parso di vedere Benvenuto nel direttivo del nuovissimo partito americano di Uòlter Veltroni.
Si vede che serve ancora.

(di Maurizio Blondet dal sito Effedieffe.com)—-Arrigo Levi era riparato, durante il fascismo, in Sudamerica: ecco perché il rampollo Ricardo Franco è nato a Montevideo.
Vista la discendenza, c’è da rimpiangere il vecchio Arrigo, e da capire la sua luminosa carriera, corrispondente de Il Corriere da Londra poi suo commentatore internazionale, poi direttore della Stampa, poi al vertice Rai… fino a diventare un Venerato Maestro.
Ricordo che discettava, con voce nasale e didattica, spiegando a noi italiani dappoco le norme e regole della democrazia unica e vera, quella USA.
Non ricordo se fosse davvero intelligente.
Ma non ne aveva bisogno.

Henry Kissinger

Era di casa al Council on Foreign Relations, dava del tu a Kissinger: da lì venivano le idee e le direttive, che Arrigo si limitava a riportare per noi dappoco.
Del resto, ai tempi, la dottrina economica unica non era ancora il liberismo assoluto e devastatore della scuola di Chicago, era un keynesismo rooseveltiano, il che andava benissimo per la Fiat, in quanto legittimava la socializzazione delle perdite della Casa e il denaro pubblico che riceveva per «mantenere l’occupazione».
L’Avvocato teorizzava una pace sociale in cui l’inflazione era il «lubrificante» della dialettica capitale-lavoro: gli aumenti salariali venivano dalla stampa di lire, e il potere d’acquisto era sùbito divorato dal rincaro dei prezzi, ma la macchina sociale, pistone e cilindro, funzionava come l’olio.
Altri tempi.

Arrigo Levi era uno dei tre personaggi notevoli tornati sugli automezzi dei liberatori americani a insegnarci la democrazia.Il secondo era Renato Mieli, il papà di Paolo, direttore de Il Corriere: venuto tra noi in uniforme USA, con i gradi di ufficiale, nei primi mesi di occupazione era un «capitano Smith» (o qualcosa del genere) a cui i giornalisti italiani dovevano rivolgersi per ottenere l’autorizzazione a lavorare e ad aprire giornali, insomma il responsabile della epurazione morbida del giornalismo per conto degli Alleati.
Allora, parlava esclusivamente inglese.
Subito dopo, fondò l’ANSA.
Ancora qualche mese, e molti di quei giornalisti che avevano chiesto l’autorizzazione a scrivere al capitano Smith si stupirono poi di ritrovarlo, sotto il nome di Renato Mieli, come direttore de L’Unità.
L’organo del PCI diretto da un ufficiale americano?
Evidentemente l’OSS (futura CIA) aveva deciso che occorreva loro un controllore dentro quel partito.
Renato Mieli, che probabilmente era tanto comunista quanto era un dromedario, resistette disciplinato dieci anni: nel ‘56, la rivolta d’Ungheria gli diede il destro di andarsene sbattendo la porta, e scrivendo peste e corna sugli orrori staliniani del Partito comunista.
Scrisse anche una sua biografia, «Deserto Rosso, dieci anni da comunista»: titolo rivelatore. Effettivamente, dieci anni di recitazione da comunista sono tanti.
Si finisce per non poterne più.
Trovò ospitalità da Montanelli.

Ma anche un altro lavoro: la direzione del CESES, un «osservatorio sui Paesi dell’Est» pagato dagli USA, affollato di agenti slavofoni che andavano e venivano da là (ma mi pare ci fosse anche Giuliano Amato) e diretto nelle cose concrete da tale Warren Nutter, un economista (chiamiamolo così) che era stato allievo di Milton Friedman a Chicago.Il terzo personaggio notevole di quella generazione fu Ugo Stille.
Anche questo sbarcò nel ‘43 con le truppe USA, in veste di «sergente Micha Kamenetzky» (il suo vero nome) e subito divenne direttore di Radio Palermo.
Era l’emittente allestita dagli Alleati subito dopo la conquista della Sicilia.
Ma per poco: Stille seguì la truppa yankee su per l’Italia, fino a Milano.
A Il Corriere, naturalmente.
Pronti: che mansione preferiva?
Dica, Kamenetzsky, oggi la stampa è libera in Italia.
Stille preferì tornare a Washington, commentatore per il Corriere.
Se Arrigo Levi da Londra echeggiava le visioni di Kissinger e del Council on Foreign Relations di Rockefeller, Kamenetszky spezzava, per noi italiani, il pane della sapienza della Brookings Institution, un think tank un tantino più liberal ma non meno potente, visto che questa fondazione privata stilò da capo a fondo il Piano Marshall, che poi il Congresso approvò senza variazioni nel 1948.

Insomma fra Levi e Stille correva la stessa differenza che corre tra i «repubblicani» e i «democratici» in USA, due sfumature di tinta dei poteri forti che in Italia erano rappresentati dal partito liberale (di «destra») e dal repubblicano («sinistra», diciamo).Due partiti artificiali, creati in laboratorio – nell’ufficio studi della Banca Commerciale dove Raffaele Mattioli, il laicissimo, aveva allevato La Malfa e Malagodi, Merzagora e Cuccia, distribuendo le parti fra loro quando l’Italia sarebbe stata liberata: tu Malagodi farai il liberale, tu La Malfa farai da mazziniano, repubblicano intransigente…
Tu Merzagora alle Assicurazini Generali, tu Cuccia, Enrichetto mio, a Mediobanca – insomma avete capito.
Era la libertà, finalmente.
PLI e PRI poi gli italiani non li votarono, e non si riuscì a fare il bipartitismo perfetto della perfetta democrazia americana.
Stavolta si spera che andrà meglio a Uòlter e al Belursca.
Perché il potere di quella prima generazione sussiste.
Emana ancora un raggione da teletrasporto da far impallidire il dottor Spock.
Basta pensare a dove sta Paolo, il figlio di Renato Mieli.
Basta dire che Gianni Riotta, per il solo fatto di aver scodinzolato per anni attorno ad Ugo Stille chiamandolo Venerato Maestro e professato per lui la sua infinita ammirazione (slurp slurp) è diventato direttore del TG1: e mica nel 1943, oggi.

Ricardo Franco Levi, seconda generazione, è stato elevato anche lui sul raggio di quel potere.Allevato in Inghilterra dove abitava papà, si considera «very british» e si veste di conseguenza, ossia come gli immigrati italiani quando credono di vestirsi da veri inglesi.
Pare sia stato giornalista a 24 Ore, ma non restano memorie incisive del suo passaggio.
Di fatto, la sua carriera comincia da direttore, subito.
Egli ci spiegò che stava per introdurre in Italia il giornalismo anglosassone, compassato, «i fatti separati dalle opinioni» e tutto il resto, insomma il vero giornalismo.
Fondò l’Indipendente e lo diresse.
Chi glielo pagava non è chiaro, probabilmente Mediobanca e la Fiat.
Nel gergo dei cronisti, che tende ad essere escatologico, fu una loffa.
Fondato e diretto da Ricardo Franco nel ‘91, fu s-fondato nel ‘92, ossia chiuso senza suscitare proteste nelle masse dei lettori, contenibili nella solita cabina telefonica.
Ricardo Franco capì che la sua vocazione era un’altra, vicina a quella del Renato Mieli prima maniera, a quella di Ugo Stille direttore della radio alleata: non giornalista, ma controllore dei giornalisti e delle idee autorizzabili nella libertà di stampa.
Per conto dei soliti noti.
Viene aggregato a Prodi quando questi diventa presidente della Commissione Europea, e riceve – come rivelò una telecamera rimasta aperta – quell’Israel Singer, capo del Congresso Ebraico Mondiale, che la stessa comunità persegue per storno di fondi ebraici in un conto svizzero che ha intitolato «per la mia vecchiaia».
La telecamera mostra il figuro mentre agita il nodoso ditone sotto il naso di un Prodi intimidito, come se gli desse ordini… un fatto che l’Indipendente non avrebbe certo pubblicato, nemmeno separato dalle opinioni.
Siamo inglesi, my God.
Il resto è noto.
Ricardo Franco viene eletto nella circoscrizione Lombardia III nell’Ulivo: uno dei più inspiegati miracoli della democrazia all’americana (ci piacerebbe conoscere gli elettori).
Viene elevato dal raggio di teletrasporto a sottosegretario alla presidenza del consiglio, ossia Prodi;
e da Prodi riceve la delega per la stampa.
Di cui fa l’uso che sappiamo: i siti internet devono registrarsi in apposito registro, preludio a misure e provvedimenti restrittivi, magari di natura fiscale.
Insomma il lavoro che per i superiori comandi svolse il primo grande Mieli in uniforme yankee, prima di sorbirsi «dieci anni da comunista»: l’autorizzazione, il controllo, la epurazione soft.

http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2425&parametro=

Elenco dei quotidiani i cui editori sono soci dell’ANSA:

L’Adige
Alto Adige
L’Arena
Avvenire
Bresciaoggi
Il Centro
Corriere della Sera
Corriere dello Sport
Il Corriere Mercantile
L’Eco di Bergamo
La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta del Sud
La Gazzetta dello Sport
Gazzetta di Mantova
Nuova Gazzetta di Modena
La Nuova Ferrara
Gazzetta di Parma
Gazzetta di Reggio
Il Gazzettino
Il Giornale
Giornale di Brescia
Giornale di Sicilia
Il Giornale di Vicenza
Il Giorno
Libertà
Il Mattino
Il Mattino di Padova
Il Messaggero
Messaggero Veneto
La Nazione
Il Piccolo
La Prealpina
La Provincia
La Provincia (di Cremona)
La Provincia Pavese
Il Resto del Carlino
La Sicilia
Il Secolo XIX
Il Sole-24 Ore
La Stampa
Il Tempo
Il Tirreno
Trentino
La Tribuna di Treviso
La Repubblica
La Nuova Sardegna
L’Unione Sarda
L’Unità
La Nuova Venezia

Allora che ne dite? Se tutti o quasi, i giornali italiani propongono le notizie provenienti da un organo governato ad arte per pilotare l’informazione, quale differenza di opinione volete che ci sia  nelle notizie? Se d’ora in poi la Stampa italiana si abbevererà e ruminerà le stesse notizie, dalla stessa greppia di Al Jazeera, quale pluralità di opinioni e di notizie volete che esca?
Se poi anche la Rai è governata da uomini della stampa di Regime, anche qui, quale informazione critica, quale diverso punto di vista sulle notizie possiamo avere? Si può chiamare questa pratica col nome di dittatura dell’informazione di regime? Lo vogliamo chiamare Regime Democrazista!
Al Jazeera si è distinta per aver montato notizie false, aver creato scene e girato filmati falsi, esibendo una scenografia fatta di fondali disegnati che rappresentavano Piazza Verde di Tripoli su cui erano mandate a recitare centinaia di comparse per simularne la presa della capitale della Libia da parte dei tagliagole mercenari della Nato.  I filmati sono andati poi in rete ed hanno disinformato come al solito.
L’emittente dell’Emiro del Qatar ha parlato di bombardamenti e morti uccisi per mano di Assad ed anche di fosse comuni. (Questa accusa è ricorrente in ogni pseudo rivoluzione colorata per nascondere il perenne tentativo di sottomissione degli Stati liberi)  omettendo sempre di elencare informazioni provenienti dal popolo e cioè  le voci autentiche di siriani di ogni confessione e credo religioso. Costoro sostenevano che la Siria stava e stà subendo un poderoso attacco terroristico Atlantico con inglesi e francesi in prima linea e Israele e Usa nelle retrovie. Perfino i vescovi cattolici siriani si erano e sono tuttora schierati a fianco di Assad.
Insomma Al Jazeera è pura disinformazione in funzione di delegittimazione dei paesi liberi dall’influenza anglousraeliana. ANSA da par suo si è distinta nel dare il massimo risalto alle menzogne assolute e allucinanti che Al Jazeera sputava. Nel recente caso delle Pussy Riot  (trad. Bernarde Rivoltose e Rivoltanti)  giusto per attaccare la Russia, responsabile di non aver abbandonato la Siria ai terrosti e mercenari atlantici,  sono arrivati a dire che queste poverette sono andate in Cattedrale per una preghiera rock, omettendo di dire che era un attacco violento alla religione ed ai credenti raccolti per la messa, ai quali sono andate ingiurie e bestemmie innominabili per la tanta virulenta oscenità. Altro che critica a Putin, quell’atto fu di devastante portata e solo adesso con la storia del film blasfemo su Maomentto ne comprendiamo appieno le finalità distruttive, divisorie e di forzatura di schieramenti e posizioni.
L’Ansa sa bene come lo sanno tutti i giornalisti italiani, (anche perchè tanti di questi leggono il nostro blog), chi sono i veri mandanti ed autori delle stragi in tutto l’Oriente e mondo intero direi, ma non lo dicono e nemmeno sfiorano l’argomento. Pensate, con i mezzi che abbiamo oggi per controllare le persone, nessuno apparentemente riesce a scoprire chi sono i responsabili degli atti di terrorismo  e perché avvengono?  Come per la nostra mafia n’est pas? (ndr).
Riceviamo e pubblichiamo

Or bene, la bellezza cinque giorni fa l’Ansa ha firmato un accordo con l’Emiro del Qatar, ma nessuno lo ha saputo. Si badi bene che però la fonte di quanto asserisco è l’ANSA stessa http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cultura/09/18/Firmato-accordo-Ansa-agenzia-Qatar-Qna-_7493280.html
La domanda quindi che sorge spontanea è ovviamente questa: come mai i media non hanno emesso un fiato sulla vicenda? Già perché è quantomeno strano visto che abitualmente è proprio l’ANSA a fornire loro le notizie. Si vede che questa non l’hanno ritenuta di alcun valore. Ma su questo punto da giornalista io mi sarei fatto delle domande (se avessi letto il comunicato ANSA) e cioé:
perché per esempio in detto comunicato non vengono specificate alcune informazioni basilari, né vengono tantomeno date risposte alle domande che anche un cercopiteco minus habens si sarebbe fatto?
Ora vestendomi dei panni del cercopiteco mi chiedo:
Chi è questo benedetto (da Maometto o Allah ovviamente) Emiro Hamad bin Khalifa Al Thani?
Come mai costui arriva a prendere accordi ora?
Come mai una questione di “normale amministrazione o quasi” porta l’Emiro in persona a venire in Italia a firmare l’accordo?
Quali sono i rapporti che il nostro Paese aveva ed ha con l’Emiro?
Come mai Monti ha già in agenda un prossimo viaggio in Qatar?
Qualcuno è al corrente che il 25% del PIL di questo staterello in mezzo al deserto è destinato all’acquisto di armi e che i tre piccoli porcellini che gliele vendono solo : Gran Bretagna, Italia e Francia.
Qualcuno è stato informato da qualche media  che l’Emiro in questione oltre che essere il più importante fornitore di petrolio dell’Italia è il maggior azionista (al 59% !!! Per cui praticamente il proprietario) della emittente Al Jazeera?

L’Ansa ci ha spiegato, per bocca del suo direttore Giuseppe Cerbone, che “con questo accordo, il sistema di telecomunicazioni e l’intero sistema mediatico italiano fa un balzo in avanti anche dal punto di vista culturale”.

Quindi, noi Italia, ottava potenza industriale ed economica del pianeta, facciamo un balzo in avanti grazie a una nazione di un milione e mezzo di abitanti che è retta da “una monarchia assoluta islamica”, con un’unica famiglia che governa il paese, gli El-Thani, e che possiede il 95% della ricchezza nazionale?
Facciamo un balzo nel futuro accordandoci con uno Stato la cui maggioranza della popolazione vive di stenti, dove c’è uno dei tassi di mortalità infantile più alti del mondo, il più alto tasso di denutrizione infantile nel mondo islamico; dove ancora oggi 2012 alle donne è vietato l’accesso al mondo del lavoro?
Entriamo nel futuro attraverso un Paese dove non esiste una rete ferroviaria, dove non esiste rete di autobus, dove non esiste rete idrica al di fuori della capitale Doha, piena di alberghi a 5 stelle dove vanno i nostri imprenditori mitomani?

Complimenti a Monti, Cerbone e compagnia, un bell’esempio di accordo tra democrazie eh?

Mi domando, ma qualcuno dei media ha mai informato l’opinione pubblica italiana che l’Emiro è anche l’azionista di maggioranza dell’Unicredit e possiede il pacchetto di maggioranza delle azioni, acquistato nel gennaio del 2012 che viene gestito da un delegato ufficiale – nominato personalmente dall’Emiro-  presso il consiglio di amministrazione della banca, che si chiama Luca Cordero di Montezemolo e rappresenta il Fondo Qatar? No? Ma Guarda un po’!

Qualcuno di noi ha per caso letto, sentito o visto da qualche parte che, subito dopo aver firmato quest’accordo, l’Emiro si è incontrato con la signora Tarantola, presidente della Rai, ex banca d’Italia e “commosso” dai grossi problemi della nostra emittente di Stato ha dichiarato di essere a disposizione per coprire il buco della Rai di 289 milioni di euro di debito, attraverso prestiti agevolati di Unicredit (ovviamente gestiti da Cordero di Montezemolo) e mediante nuove joint venture con la concessionaria di pubblicità della Rai? No? Ma poffarbacco!

Qualcuno  ha per caso mai  informato noi cittadini che Al Jazeera attraverso questi affarucci sta praticamente prendendo il controllo del sistema ufficiale governativo delle notizie italiane? No? Ohibò!

Per caso è stato paventato in qualche modo  da qualche trasmissione televisiva o su qualche giornale il rischio di un ulteriore inquinamento dell’informazione proveniente per esempio dal medio-oriente, considerata questa operazione? No? Ça va sans dire!

Vi risulta per caso che ci sia stata anima viva che, nonostante ciò sia avvenuto nella sua forma ufficiale davanti alle telecamere delle Tv italiane, abbia segnalato su un qualunque media che tutto l’ambaradam è stato gestito personalmente da Jamie Dimon presidente di J.P.Morgan, venuto appositamente a Cernobbio per incontrarsi poi privatamente con l’Emiro, Monti, Passera, la Tarantola e Montezemolo?

E’ mai venuto in mente a nessuno, giornalisti, giuristi, costituzionalisti, che Monti a Cernobbio e in qualunque altro posto sulla terra rappresenta sempre e comunque la Presidenza del Consiglio dei Ministri del Parlamento Italiano e non può chiudersi a suo piacimento in una stanza a trattare affari proibendo l’accesso a stampa e telecamere come se nulla fosse?

Per caso, vi è mica capitato di leggere da qualche parte che circa 30 ore dopo quest’incontro J.P.Morgan ha gestito la vendita di 1,7 miliardi di euro di quote della Snam-Eni all’Emiro del Qatar? No? Ma guarda un po’ il destino alle volte…

Qualcuno di voi ritiene accettabile e  normale che l’Ansa, ovverossia l’Agenzia NAZIONALE Stampa Associata, possa diventare socia di Al Jazeera?

Per  concludere: non pensate che i cittadini italiani avrebbero dovuto avere il diritto di sapere su quali basi il premier Mario Monti ha dichiarato di “aver deciso di andare in visita ufficiale nell’emirato del Qatar, nazione amica, e punto di riferimento costante sia del Governo che dell’imprenditoria avanzata italiana”?
Non dovrebbe quantomeno per correttezza almeno spiegarci  per occuparsi di quali “affari di interesse nazionale?”

fonti: http://www.ansa.it/web/notizie/collection/rubriche_cultura/09/18/Firmato-accordo-Ansa-agenzia-Qatar-Qna-_7493280.html

http://www.sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/09/media-comunicazione-in-italia-con.html

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