la scienza da ragione al buon senso e torto agli psicologi del nulla [studio di cibernetica]

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Un argomento difficile, oggi, che richiede la Vs capacità di mettervi a confronto con il dolore non solo vostro ma della società e chiedervi cosa possiamo fare..

Date: Sun, 25 Nov 2012 15:44:39 +0100
Newsgroups: it.discussioni.psicologia
Subject: la scienza da ragione al buon senso e torto agli psicologi del nulla

http://www.repubblica.it/scienze/2012/11/25/news/stupidi_intelligenti-47040690/?ref=HRERO-1

chi non e’ astuto, furbo, “lupo”, perisce per mano dei primi, non ci
sta’ niente da fa’.


From – Fri Nov 30 13:30:13 2012

Newsgroups: it.discussioni.psicologia
Subject: Re: la scienza da ragione al buon senso e torto agli psicologi del
nulla

Il 26/11/2012 08:07, elledi ha scritto:

> immagino che abbiano fatto lo studio su un campione significativo di
> persone😉
> e che prima di farlo abbiano determinato il concetto di stupido e di
> intelligente trovando finalmente quell’accordo su cui da decenni disputano,
> e immagino che si siano anche spiegati come mai 100 anni fa un bambino a
> 3 anni non riusciva neppure a vendere un mazzetto di prezzemolo mentre
> oggi mette le mani su un computer.
> Ma soprattutto, siccome l’ambiente tende sempre all’autoconservazione,
> ecco che un elemento quando esce dal format dell’astuto-furbo-lupo che
> altri hanno precotto, diventa un perturbante e trova pane per i suoi
> denti. Si chiamano manicomi, carceri, botte da orbi, piloni di cemento
> armato delle autostrade e via discorrendo, secondo contesto.
> Auguri😉
> —
> http://pinterest.com/elledi

Mi complimento con la moderazione per avere consentito questa discussione.

Il mio contributo è questo:
Non basta il concetto di lupo e di agnello (o furbo e stupido) nella
psicologia.
Nella psicologia, come nelle scienze, serve il concetto di analisi e di
sintesi.
Alla analisi provvede la psicoanalisi, alla sintesi alcune scuole come
la scuola di Berne si avventurano altre meno.
Ma vorrei portare alcuni dati a mia conoscenza.

Oggi anche la psichiatria si orienta sulla tassonomia dei fenomeni:
1) senti le voci?
2) non riconosci le persone che sono i tuoi parenti?
3) hai difficoltà ad esprimere e relazionali?
etichetta -> schizofrenia -> terapia farmacologica.

Non è sempre così, alcuni provano ad entrare nel merito, almeno stando
ad ascoltare cosa dice il soggetto a cui prestare assistenza.

Ma ciò incide più sulle dosi farmacologiche che sul rapporto
paziente/medico di tipo dialogico, perché “con i matti è inutile discutere”.

Del resto per meri studi statistici chi si mette a fare psicoanalisi con
gli schizofrenici trova oggettivamente un peggioramento della
sintomatologia.

Questo -mi risulta- è lo stato dell’arte.

Cosa si può fare?

In particolare per coloro che si sentono ridotti a vegetali più che
agnelli sacrificali?

l’arte della parola non è una cosa banale ..

Non è un chiacchiericcio che si organizza in una seduta da 45 minuti
come quantità e non come qualità.

Necessiterebbe sapere alcune cose di base:

A) Perché con uno psicotico la psicoanalisi lo fa peggiorare?

Lo fa peggiorare perché gli mette in luce i suoi problemi che gli si
mostrano in maniera ancora più evidente e lo feriscono -quindi- di più,
ma non è una analisi che ci dice delle soluzioni, quindi è inutile
mettere il dito nella piega se non si sa disinfettare la piaga e
ricucirla senza che faccia infezione.

B) La miscela prevede -allora- capacità di prendersi una responsabilità
di indicare una cibernetica (attività di sintesi verso una direzione)
alla barca che è la mente che si è trovata bucata e non solo contemplare
il buco mentre tende ad andare a fondo.

La scuola di Berne dice agli alcolisti dopo avere ripercorso perché sono
alcolisti: “puoi smettere di bere!”. Sembra una banalità, eppure è
importante. Se ti chiedono: come? gli rispondi “perché lo hai deciso, e
anche sotto tortura nessuno potrà decidere al posto tuo, perché dipende
da te, se vuoi avere un tuo posto nella società, anziché decidere di
suicidarti, perché -per te- bere corrisponde a morire”.

A parte l’esempio specifico, storico, funzionante, ciò dice una
_responsabilità_ di chi ha azione medicale e non solo analitica, in cui
il soggetto paziente non si sente, non si deve sentire, agnello
sacrificale di una “terapia” senza vie di uscita che si avvita
semplicemente su se stessa senza risposte fattuali, sintetiche, progettuali.

Molte scuole psicanalitiche oggi dicono “deve decidere lui .. sarebbe
grave che il medico influisse sul paziente .. poiché sarebbe una
privazione del principio di responsabilità personale .. equivarrebbe a
coartare un soggetto con la ipnosi”

E’ così?

Oppure è un istinto di difesa del terapeuta che non vuole essere
coinvolto in ciò che fa la persona che chiede una “consulenza”?

Io sono di questo ultimo avviso.

Quindi si deve smettere di giocare a nascondino, sempre che la
psicologia e la psicoterapia non sia sentita come una trappola in cui
non c’è un concetto di responsabilità di come sia da usare.

I malati si sentono in una trappola, è questo che sta cercando di dirci
chi ha aperto il 3d.

La soluzione che ci vede chi ha aperto il 3d è farsi furbi, cattivi, più
cattivi e dominanti di chi ti ha messo in un angolo con la tua
sensibilità che si sarebbe rivelata una vulnerabilità.

Ma il rischio è divenire più mostruosi del mostro che si vuole abbattere.

Non serve la violenza, ma serve la intelligenza.

La intelligenza è la massima forza ed è una forza gentile perché non ha
necessità di distruggere nessuno, ma solo di un dialogo vero, senza
furbizie di dissimulazione, perché la dissimulazione ci allontana dal
vero e al buio è normale andare a sbattere e farsi male.

Grazie di questo spazio e della vostra sensibilità.

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