Nel LABIRINTO di Facebook?

Titolo: Nel LABIRINTO di facebook?

Commento

Ho già trattato di questo argomento al link seguente:
link1:

https://partitoviola.wordpress.com/2012/09/21/your-account-is-currently-unable-to-use-facebook-for-websites/

Oggi aggiungo un nuovo link:
link2:

http://www.makeuseof.com/tag/recover-facebook-account-longer-log/

La ragione è molto semplice .. il primo “istinto” che agisce su una persona che si avvicina a chi gli chiede di “iscriversi” per avere dei servizi .. è quello di dire ..

  1. devo dare i miei reali dati personali?
  2. chi, cosa prova che i dati sono veri? sono quindi obbligato a dare un documento di identità? .. oppure è solo un sistema di riconoscimento per separare i vari utenti?
  3. perché dovrei dare i miei dati veri a un soggetto terzo?
  4. tale soggetto tutela i miei dati?

Allora, proprio per questi punti interrogativi motivati dallo scetticismo di una cosa nuova le persone usano dei “nick name” di nomi falsi.

Entrano in questo servizio di facebook, come in altri servizi e “sperimentano” se ci sono cose interessanti.

Il problema è che facebook tende ad acquisire dati per tanti e molteplici ragioni, ma cerca di impedire che i suoi utenti agiscano sul sistema in base al criterio che “la legge è uguale per tutti”.

Il primo inconveniente che gli utenti rilevano è che vengono inseriti dei messaggi per “rallentare” la possibilità di dialogo nelle discussioni se l’utente è “troppo attivo”.

Ci era stato detto che non potevamo essere “troppo attivi”?

Cosa significa che un utente è troppo attivo?

Significa che inserisce informazioni per gli altri utenti, che pur rispettando la libertà del diritto di cronaca, quindi che da NOTIZIE VERE, tali notizie sono date a troppe persone, e quindi sta facendo informazione tanto da cambiare il fondo di qualunquismo delle notizie dominanti imposte dai mass media, senza contare che facebook _fa_pagare_ per ciò che ritiene messaggio pubblicitario, e quindi non gradisce una esplorazione diffusa delle risorse.

Tali utenti cominciano a essere, quindi,  monitorati in modo speciale, perché sono sentiti come virus dentro un organismo (i virus sono gli utenti che gestiscono anziché essere gestiti, l’organismo è facebook).

Il primo provvedimento è essere accusati di non avere usato il proprio vero nome o che altri utenti si siano lamentati di comportamento offensivo.

Quali norme sono state violate?

C’è modo di difendersi dalle accuse?

La politica di facebook è quella del “muro di gomma”: zero possibilità di difesa, rinvio a procedure erga omnes, generiche (gestite da software robots).

Da cui quelli sopra citati sono solo i primi comportamenti intimidatori della libertà di espressione a cui si è soggetti a causa del privilegio di stare esercitando il diritto di opinione e la libertà del diritto di cronaca.

Infine, come si vede dal link che ripeto..
http://www.makeuseof.com/tag/recover-facebook-account-longer-log/

..non sono poche le persone che hanno problemi sulla possibilità di accesso ai propri dati, semplicemente perché non ci sono indicazioni di come riaccedere al log & passoword, in modo tale da essere convergenti ad assodare se chi sta ponendo la richiesta sia il titolare.

Viene persino il sospetto che possa essere una “politica di gestione dei propri utenti” realizzare la condizione di ESTROMISSIONE.

Se infatti è vero che in questi giorni si afferma che facebook abbia raggiunto 1 miliardo di utenti sui 7 miliardi di persone che popolano il pianeta, ci si potrebbe chiedere:

.. “perché si lascia un “collo di bottiglia”, la difficoltà, di un rapido accertamento della titolarità e disponibilità sui propri dati personali?”

Io penso per attuare una politica -nel medio termine- di riconfigurazione degli utenti (e in specie di quelli più attivi) che da semplici sperimentatori del servizio, che è teoricamente gratuito, si trovino constretti a dare informazioni sensibili come ad esempio il proprio numero di telefono per dimostrare di essere i titolari, quando questa non era la condizione iniziale contrattuale di inizio della abilitazione al servizio.

Come ci si può difendere da questa azione di essere “tracciati” nella identità e nella geolocalizzazione?

Io penso:

1) valutare di appoggiarsi su più amici, e quindi su più titolari di account, e de facto -quindi- su account multipli.

2) realizzare “archivi paralleli” che alla occorrenza di cancellazione del proprio account o inaccessibilità ai propri dati consenta di ricostruire i contatti delle persone con cui entriamo in relazione e della documentazione scambiata.

3) non utilizzare il servizio di posta interno nel caso di scambio di informazioni sensibili, ma servizi di posta alternativi, considerati/considerabili più sicuri.

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