Voglio bene alla patria benchè afflitta di tronchi rugginosi [27 ottobre 2012 Roma – No Monti Day]

Sta crescendo l’interesse attorno alla manifestazione del 27 ottobre 2012
denominata “NO Monti Day”.

Segnaliamo l’articolo del Huffington di oggi di cui è la foto sopra:
http://www.huffingtonpost.it/2012/10/05/monti-day-27-ottobre_n_1941874.html

Non siamo daccordo però dell’analisi che ne fa Angela Mauro che lì scrive.

Il concetto di dedicare una giornata a negare la politica di un soggetto nacque con il popolo viola e il “No B Day”.

Le nostre battaglie -allora come movimento “popolo viola”- non rimasero senza effetto e non fu applicata violenza, ma solo invocazione del rispetto della Costituzione Italiana.

Evocare invece il 15 ottobre 2011 senza citare le ombre sugli scontri dell’anno scorso fa torto alla intelligenza di avere capito che le élite vogliono la scena e non vogliono che la scena sia pacifica e di profilo politico.

Si è voluto -nel 2011- scientemente privare i media di un dialogo su cosa non andava nella crisi, e si è messa sotto la lente di ingrandimento il fatto che il popolo fosse solo capace di essere popolo bue, capace di lanciare un estintore, capace di violenza, ma chi seguì i fatti vide che poche persone non isolate dalla polizia o da un servizio d’ordine efficiente pregiudicarono uno svolgimento pacifico.

Io penso il messaggio di creare tensione sia da respingere e quindi facciamo appello agli organizzatori e alle forze di polizia di consentire un dibattito e una manifestazione pacifica e democratica.

Le persone si debbono potere incontrare e scambiare idee da cosa sia causata la crisi.

Noi viola siamo convinti che la crisi è figlia dell’avere derogato alle regole della democrazia in cui il potere va delegato solo a chi ne risponde con un programma elettorale e tramite il voto.

I poteri democratici devono essere SINDACABILI.

Il governo degli emissari delle banche darà tranquillità agli speculatori perché si sentono garantiti e ciò agevola di mercati finanziari, ma coloro che sono senza un lavoro, senza una pensione, senza possibilità di sopravvivere chi li tutela?

Eppure siamo il 99%!

Purtroppo non sapevamo di essere il 99%, altrimenti avremmo votato persone che sapessero dirci perché si devono salvaguardare i ricchi anziché i poveri.

E’ un dovere votare e convincere le persone a votare alle prossime elezioni.

Si chiama DEMOCRAZIA.

Avremo il nostro referendum sull’euro.. grazie alle prossime elezioni ..

Sapremo se gli italiani reputano l’euro = nuova arma di distruzione di massa >, oppure appoggiano le forze politiche che sostengono Monti (il “monoblocco”=PD+PDL+UDC) che usa l’euro per una nuova teoria di “sacrifici umani” senza che ci venga spiegato al fine di che, e quando vedremo le migliorie che ci vengono promesse come una carota all’asino, laddove rimane -la carota- sempre irraggiungibile.

Se sapremo fare politica comprendendo che non ci sono scorciatoie, ricorderemo che l’ITALIA non è la corruzione dei tronchi rugginosi che canta Branduardi, ma fatta di persone che hanno insegnato a leggere e scrivere al mondo intero, culla di civiltà e di scienza.

Il pianeta si salverà con la eco-sostenibilità e politiche di convivenza civile, che sono agli ANTIPODI della cultura dei tecnici che si comportano come sicari pagati per fare il loro sporco lavoro a vantaggio di personaggi innominabili.

Si presentino persone alla politica in grado di fare quello che dicono e non tradire chi gli da la fiducia.

E’ forse l’ultima occasione prima di sprofondare in una “importazione di democrazia” come in medio oriente, considerati -ci manca poco- “paese del terzo mondo”.

Necessita dare tempo ad informarsi e informare di ciò che sia verificato essere vero non per principio di autorità ma per attività di misura scientifica, ripetibile.

Un augurio di un buon futuro a tutti

Mi piace spettinato camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.
Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell’ingiuria,
mi agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.
Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi;
ma mi vogliono bene come ai campi
alla pelle ed alla pioggia di stagione,
raro sarà che chi mi offende
scampi alle punte del forcone.
Poveri genitori contadini,
certo siete invecchiati e ancor temete
il Signore del cielo e gli acquitrini,
genitori che mai non capirete
che oggi il vostro figliolo è diventato
il primo tra i poeti del Paese
e ora in scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.
Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
la vacca si inchina sua compagna.
E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.
Voglio bene alla patria
benchè afflitta di tronchi rugginosi
m’è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all’ombra sospirosi.
Son malato di infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d’Aprile,
sembra quasi che l’acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.
Dal nido di quell’albero, le uova
per rubare, salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima;
e tu mio caro amico vecchio cane,
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.
Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po’ di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola l’uomo ed una il cane.
Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi,
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa chge vi tocchi.
Buona notte alla falce della luna
sì cheta mentre l’aria si fa bruna,
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.
La notte e` così tersa,
qui forse anche morire non fa male,
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.
O Pegaso decrepito e bonario,
il tuo galoppo è ora senza scopo,
giunsi come un maestro solitario
e non canto e celebro che i topi.
Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

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