ERT (European Round Table of industrialists): The Roundtable goes for full conquest (ERT va alla conquista completa)

fonte originale in lingua inglese:
http://corporateeurope.org/news/roundtable-goes-full-conquest

fonte in lingua italiana:
http://democraziammt.info/site/2012/10/01/lert-alla-conquista-finale/

cit:

Il grande business d’Europa ha le idee chiare su quelle che vuole vedere come prossime iniziative dell’Unione europea in risposta alla crisi, alcune delle quali potrebbero semplicemente mettere la nostra società al servizio del business.  Il loro programma inquietante si adatta bene con ciò che i governi degli Stati membri e la Commissione europea hanno detto di recente.

Immagina l’intera legislazione UE sull’ambiente spazzata via in un sol colpo. O  un blocco effettivo di tutto ciò che potrebbe migliorare le condizioni di lavoro. O a quelle regole degli Stati membri che secondo la Commissione violano il Mercato Unico europeo, per esempio [le regole, ndt] sugli OGM o sugli additivi alimentari: potrebbero essere annullate dalla Commissione senza ulteriori discussioni. O [immagina, ndt] se qualcuno, per esempio nel Parlamento europeo, proponesse un cambiamento alle leggi dell’UE, la proposta verrebbe immediatamente passata al vaglio di persone a cui non importa nulla all’infuori degli interessi del business.
Potrebbe suonare forzato, ma è in linea con ciò che accade oggi.  [Le proposte, ndt] sono spinte da gruppi di lobby del business, come ad esempio la European Roundtable of Industrialists (ERT), e risuonano bene con ciò che i governi e la Commissione stanno prendendo in considerazione.

Per anni il grande business ha fatto pressione per un’UE in grado di interferire con i bilanci e le legislazioni sul lavoro degli Stati membri.

L’eurocrisi ha reso questi sogni possibili.

Ora sembra che i gruppi d’affari si stiano preparando alla prossima sfida.

INDUSTRIALI CON UNA VISIONE

L’ERT, il veicolo esclusivo del grande business, gestita dai dirigenti di oltre cento corporation, è creata appositamente per l’azione. Nello scorso Settembre 2011 hanno incontrato il Cancelliere Tedesco Angela Merkel, e a Novembre il presidente dell’ERT Leif Johansson, [che è il presidente, ndt] della Ericsson, ha pagato una visita al Primo Ministro Danese Helle Thorning-Schmidt per assicurarsi la sua attenzione alle loro proposte durante il Consiglio di Presidenza Danese(1). Hanno inoltre pagato un incontro al nuovo presidente del Consiglio dei ministri dell’Unione europea, il governo di Cipro. L’ERT ha grandi piani, e vede nella risposta dell’UE alla crisi una grossa opportunità per assicurarne l’implementazione.
L’ERT non è un gruppo di pressione standard che modifica qualche vecchio regolamento. Si ravviva nei grandi cambiamenti in corso, quando nuovi importanti sviluppi aprono le porte per riforme di ampio respiro. L’ attuale eurocrisi è certamente un caso tra questi, e come sempre, l’ ERT è ambizioso:

Vuole, per gli interessi delle grandi imprese, niente meno che il dominio di tutta la regolamentazione rilevante nel futuro.

UBRIACHI DI SUCCESSO

L’agenda dell’ERT è ampia. Tocca

  • l’energia,
  • i mercati digitali,
  • diritti di proprietà intellettuale,
  • la fiscalità,
  • l’impostazione degli standard,
  • le leggi sul lavoro, l’istruzione,
  • la ricerca e molte altre questioni [contenute, ndt] nei suoi documenti.

Questi (ndr: sopra elencati) contengono per lo più richieste che ERT ha ripetuto per anni, suggerimenti destinati a salvaguardare gli interessi specifici delle imprese industriali. Ma è segno distintivo della ERT elaborare e spingere per riforme più incisive quando i tempi sono maturi. Nel corso dell’eurocrisi, l’ERT ha visto riforme caldeggiate durante l’ultimo decennio, approvate in un attimo.

Quando nel 2000, la Strategia di Lisbona poneva la competitività come obiettivo primario dell’Unione europea, l’ERT ha svolto un ruolo fondamentale dietro le quinte. Ma, subito dopo, il gruppo si è lamentato del fatto che l’applicazione della nuova strategia trovasse ostacoli nell’incapacità dell’UE ad interferire con i bilanci degli Stati membri e con le leggi sul lavoro. Con l’attuale crisi, tale intralcio è stato rimosso.
Come altri gruppi d’affari, ERT ha calorosamente sostenuto il nuovo sistema di “governance economica” introdotto nell’Unione europea. Ora, a quanto pare, il sopraccitato club si sta muovendo verso la fase successiva della sua attività al fine di garantire che “tutte le politiche in Europa mirino a migliorare la competitività industriale“, come recita uno dei suoi slogan.

UN TEST PER L’ERT

La proposta più rilevante potrebbe influenzare quasi tutte le regole dell’UE(2) Dalla metà del 2011, l’ERT ha esercitato pressioni per dirigere una completa revisione della legislazione UE, proposta divisa in tre parti:

Per la legislazione vigente: “scansione completa” atta ad identificare parti di legislazione “che inibiscono la crescita e possono essere abolite senza influenzare protezioni fondamentali”.
Per la legislazione in corso: un’immediata “moratoria su tutte le regolamentazioni legate al business, compresa l’implementazione delle normative esistenti a livello comunitario e nazionale, che non ha dimostrato effetto positivo immediato sulla crescita economica”.
Per la legislazione futura: la creazione di un meccanismo indipendente o un organismo (cioè non dipendenti pubblici, ma presumibilmente persone vicine all’ambiente imprenditoriale) “per garantire che tutte le proposte politiche relative al business siano valutate per il loro effetto atteso sulla crescita economica e, importante, anche sul loro costo iniziale per le imprese“. Per assicurarsi che esso non si limiti ad optare per la prima versione della proposta, l’ERT vuole continuare a supervisionare tutto il percorso decisionale, con riguardo anche agli emendamenti.

“MIGLIORI DEREGOLAMENTAZIONI” E MERCATO UNICO

L’uso di tali valutazioni è controverso da un po’ di tempo, poiché è diventata una pietra miliare di alcune strategie delle corporation al fine di evitare o influenzare le regolamentazioni. Un esempio rilevante è l’uso, da parte della British American Tobacco (BAT), delle valutazioni d’impatto che sono state uno strumento chiave per guidare le politiche a favore dell’industria del tabacco. Con l’aiuto di una società finanziata, il think tank European Policy Centre, BAT è riuscito ad assicurarsi le modifiche al Trattato di Amsterdam (1997) che hanno spalancato le porte a valutazioni periodiche sull’impatto delle legislazioni negli affari. Questo a sua volta getta luce sulla Better Regulation agenda, istituita per eliminare o ridurre regolamenti di settore. In un rapporto sul programma, la  Smokefree Partnership scrive: “Senza una seria considerazione, Better Regulation potrebbe, cosi come negli intenti dalle società coinvolte, operare affinché le politiche che agiscono nell’interesse del business  abbiano più probabilità di successo rispetto alle politiche necessarie per la protezione della salute o dell’ambiente“(3)

Le proposte ERT vanno ben oltre le attuali valutazioni d’impatto e la Better Regulation agenda. Potenzialmente, potrebbero portare a una cancellazione su larga scala della regolamentazione già in atto, come quelle riguardanti

  • il lavoro,
  • gli standard,
  • le norme alimentari,
  • l’urbanistica,
  • i diritti dei consumatori,
  • la protezione ambientale etc.

E potrebbe porre i termini per i futuri dibattiti europei, piazzando gli interessi commerciali al centro di tutte le decisioni.

Le idee dell’ERT traggono supporto dalle maggiori organizzazioni lobbistiche di Bruxelles, dall’European Employers Federation a BusinessEurope.

Nella sua ricetta per “rafforzare l’euro“, l’organizzazione dichiara che “prima di tutto la Commissione deve fare sul serio per garantire che tutta la legislazione sia dapprima soggetta ad un ampio controllo sulla competitività“(4)
Ma questa non è l’unica proposta di vasta portata che i due stanno incalzando. L’ERT e BusinessEurope stanno anche spronando per un maggiore rafforzamento delle regole sul mercato unico, e hanno regolarmente lamentato il fatto che la legislazione [comunitaria, ndt] tende a lasciare gli Stati membri con qualche margine di flessibilità interpretativa. La cura, secondo BusinessEurope, è quella di “migliorare la governance e rafforzare le regole del mercato unico“, e ha chiesto al Consiglio di formulare proposte specifiche a tal fine(5).

IL PRIMO PASSO EFFETTUATO

Se queste idee fossero di proprietà esclusiva della comunità imprenditoriale, non ci sarebbe motivo di preoccuparsi molto a riguardo. Ma negli ultimi mesi, sembra che in seguito all’introduzione di nuove competenze dell’Unione per imporre l’austerità e minare i diritti sociali sotto forma di norme in materia di “governance economica”, la Commissione e alcuni governi sono desiderosi di affrontare altre questioni politiche viste come importanti nella risposta alla crisi.

Nel novembre 2011, la Commissione ha lanciato una controversa proposta che, se adottata, esenterà le piccole e medie imprese da non meno di 21 atti legislativi, o introdurrà un “regime più snello”.

Essi comprendono norme in materia di

  • sicurezza sul lavoro,
  • consultazione dei lavoratori,
  • le norme sul congedo parentale
  • e di efficienza energetica(6).

La Commissione desidera inoltre rafforzare l’applicazione delle norme sul mercato unico(7).

Queste priorità si stanno realizzando nelle dichiarazioni più importanti dell’UE. Ciò è chiaro dal cosiddetto Compact per la crescita e l’occupazione(8) adottato al vertice UE che ha avuto luogo dal 28 al 29 giugno 2012. Il patto è conosciuto soprattutto per i 120 miliardi di euro di investimenti che esso dovrebbe apportare – non dovuti grazie a denaro fresco del governo – ma grazie al riadattamento dei fondi comunitari inutilizzati e l’uso creativo di circa 10 miliardi di euro di capitale aggiuntivo forniti dall’European Investment Bank. Nei fatti, il documento riguarda i nuovi tentativi per “ridurre l’onere normativo generale a livello UE  e nazionale“, e “approfondire” il mercato unico.

IL SOGNO DI MONTI

E ci sono al tavolo sostenitori di importanti riforme, tra cui il governo del Regno Unito e non ultimo il Primo Ministro italiano Mario Monti. Nel mese di ottobre 2009, quando Monti lavorava ancora per la banca d’investimento statunitense Goldman Sachs, è stato assunto dalla Commissione per fare un report sullo sviluppo del mercato unico. Nella relazione di maggio 2010 ha presentato una proposta per un nuovo tipo di rafforzamento del mercato unico: dare alla Commissione il potere di prendere decisioni in materia di contraffazione, e abbandonare l’uso del normale procedimento giudiziario(9).
Quando divenne primo ministro italiano, Monti è tornato alle sue proposte. Nel febbraio 2012, ha detto al Wall Street Journal: “Se diamo più incisività alla Commissione per rimuovere gli ostacoli nazionali al funzionamento del mercato unico, creeremo finalmente un grande campo di gioco, e la comunità del business ha sempre insistito [considerandola come, ndt] un componente fondamentale della crescita“ (10).
i conseguenza, Monti ha assicurato il Consiglio che sarà possibile effettuare una riforma radicale della governance del mercato unico, con un semplice impegno politico firmato dai governi degli Stati membri. (11)

ACQUE PERICOLOSE

Come risultato dell’eurocrisi, sono passate riforme sui bilanci degli Stati membri, le politiche sociali e le leggi sul lavoro che sarebbero state impossibili prima dello scoppio della crisi. Ora, dopo due anni di riforme generali, la Commissione e il Consiglio sono sempre più attenti alla regolamentazione del business e del mercato unico, argomenti precedentemente di massima priorità, ma messe nel cassetto per un po’.

Con il ritorno delle “better regulation” e del mercato unico in cima all’ordine del giorno, vi è il rischio concreto che anche qui la crisi abbia reso possibile l’adozione di legislazioni pro-grandi business profondamente antidemocratiche. Le idee delle lobby imprenditoriali sono certamente chiare, ed i loro sogni più selvaggi sembrano essere presi sul serio da parte della Commissione e del Consiglio.

Se ci riescono, sarà un duro colpo per la democrazia e un altro grande passo verso un’Europa dei Business.

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