PER UN MONDO MIGLIORE [di Paolo Barnard]

Gioconde e Allegre

le Gioconde sono Allegre?

Ho visto di recente un video di Giulietto Chiesa, in cui egli sosteneva che il livello di vita europeo è stato sostenuto tramite lo sfruttamento delle nazioni del terzo mondo, in modo più o meno consapevole da parte del popolo.
Non condivido questa analisi. E’ vero che le multinazionali sfruttano le risorse umane e materiali dei paesi poveri, ma questo a svantaggio dei paesi europei.
Se è vero che l’industria europea e i consumi si sono sostenuti utilizzando minerali importati da questi paesi (pagati a quegli stati, non certo rubati), i processi di lavorazione si sono realizzati in fabbriche localizzate nel territorio europeo (raffinerie, acciaierie, etc.).
Il livello di vita europeo è migliorato grazie al progresso tecnico e alle politiche sociali e io non collegherei alla condizione dei paesi poveri.
Adesso siamo sicuri di essere privilegiati: per avere una casa bisogna indebitarsi per 30 anni…
Credo che questi argomenti siano pericolosi e possono essere usati in modo strumentale (AVETE VISSUTO SOPRA I VOSTRI MEZZI) per giustificare la polita di impoverimento dei popoli europei e l’abolizioni di alcuni diritti dello stato sociale, visti come privilegi.

    • Claudio Scollo Conpoca Mucca http://www.paolobarnard.info/mondo_doc.php

      www.paolobarnard.info

      George W. Bush ha vinto. Questo è un fatto. Ha vinto nonostante un fuoco di sbar…

      Aesacus MeropeSfruttamento e miglior armamento aggiungerei.

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    • Tony GreasyNon nego lo sfruttamento dei paesi poveri, ma l’eguaglianza benessere di un popolo = sfruttamento di un altro.

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    • Aesacus Meropeconsiglierei letture di alex zanotelli e a.randazzo. il video di chiesa non l’ho visto e probabilmente non lo guarderò in quanto è solito partire da problemi concreti ma li analizza in maniera fallace screditandoli facendo cosi’ il buon gioco dello status quo. il tutto penso che lo faccia inconsapevolmente.

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    • Aesacus MeropeNon nego lo sfruttamento dei paesi poveri, ma l’eguaglianza benessere di un popolo = sfruttamento di un altro. Purtroppo la storia insegna che è sempre stato cosi’………

      3 ore fa · Mi piace · 2
    • Claudio Scollo Conpoca Muccapuò essere che come dici tu non tutto lo sviluppo e la ricchezza nostri siano riconducibili, almeno direttamente allo sfruttamento dei paesi poveri. ma in politica internazionale ci siamo divertiti ad ingabbiarli comunque in una prigione senza via di uscita, così, a scanso di equivoci.

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    • Tony GreasyBe’ tu la pensi così, io no. E’ un argomento che meriterebbe un discorso molto più lungo. Il benessere è dipeso dal progresso tecnico, non dallo sfruttamento.

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    • Tony Greasye anche dalle politiche.

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    • Tony GreasyDove la storia insegna questo-

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    • Tony GreasyIl vero problema è invece il consumismo esasperato che può diventare un problema di sostenibilità per l’ecosistema. Perché cambiate ipad ogni anno e telefonino ogni 2 mesi, perché comprate notebook che durano soltanto 2 anni, invece di un desktop assemblato che dura anni? Perché appena potete cambiate macchina? Questo è un falso benessere, non quello che intendo io.

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    • Claudio FarnararoSi certo progresso tecnico per noi e basta, se quel progresso “tecnico” di cui parli fosse stato condiviso equamente con i paesi da cui abbiamo razziato le risorse… te lo scordi l’iphone, elettricità, riscaldamento sanità….c’entra anche il consumismo esasperato certo ma non sarebbe nemmeno nato se avessimo “condiviso” equamente tutto il resto…

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    • Tony GreasyBe’ dato che siete convinti di questo non dovete lamentarvi e accettare quello che per voi stanno preparando, perché vuol dire che hanno ragione. Tuttavia sono convinto che questo modo di pensare sia un luogo comune, dato dal fatto che non si riflette sui fatti.

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    • Joel Samuele BeaumontTony Greasy, guarda è semplice. Se lavorassimo unicamente per garantirci il necessario per stare bene, lavoreremmo per un massimo di 15 ore settimanali a stipendio pieno. Ma siccome non abbiamo il controllo della nostra economia, lavoriamo di più, lavoriamo male, abbiamo tante cose ma molte inutili, e in più derubiamo (contro la nostra volontà) le risorse per poi sprecarle.

      2 ore fa · Mi piace · 1
    • Tony Greasy Non è semplice. E’ complicato. Devi lavorare di meno perché il lavoro non basta per tutti, perché l’automazione diminuirà sempre più la necessità di manodopera. Quello con cui non sono d’accordo è il fatto che il progresso di alcuni paesi sia oggi dovuto allo sfruttamento di altri paesi, anche se è una tesi molto diffusa.
      Almeno in paesi come l’Italia.

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    • Claudio Scollo Conpoca Muccascusa mi sono assentato. comunque non è questione di come la pensi tu o come la penso io. leggi per un mondo migliore di barnard. sono dati di fatto non pensieri, non idee. pensa al petrolio e a tutte le ripercussioni che ha nella nostra vita quotidiana l’utilizzo di quella risorsa, poi pensa alle guerre, ad interi popoli messi in ginocchio, pensa al fatto che quei popoli hanno l’oro nero in casa loro e lo devono dare a noi affinché noi possiamo averlo a basso costo e fare la vita che facciamo. detto questo mi dileguo. buona continuazione.

      2 ore fa · Mi piace
    • Lino Cibernetico Tufano Ringrazio per questo scritto che ci delinea il Paolo Barnard pensiero. E’ uno scritto edito nel dicembre del 2004 ma leggendo sa già di profezia. Sa di profezia perché identifica -a mio avviso- con grande lucidità una analisi di quali forze spingono la società nell’enorme squilibrio in cui siamo immersi.

      In questo scritto(*) -per chi vorrà leggerlo- ci si pone il problema di cosa si può fare alla luce del fatto che la direzione di marcia del processo in corso è chiaramente un processo di distruzione e di sopraffazione che previlegia una percentuale infima di occidentali che organizzano un regime di schiavitù in coloro che non hanno ancora un tenore di vita “occidentale”.

      (*)il link allo scritto di Barnard:
      http://www.paolobarnard.info/mondo_doc.php

      In esso manca una analisi che oggi sappiamo: La Grecia siamo noi.

      Ci siamo illusi fino al collasso della Grecia che l’occidente come livello di benessere non sarebbe stato coinvolto nel destino del mondo e avremmo potuto vedere gli altri popoli come si vedono gli animali allo ZOO.

      Ma dopo la distruzione -per via di controllo economico- della Grecia, ora sappiamo che non è in corso una guerra per aree geografiche, ma -bensì- nelle stesse aree di ogni parte del mondo tra l’1% e il 99%.

      Questo fatto introduce -rispetto all’analisi di Barnard- una novità: che quando una nave affonda anche i topi capiscono che è arrivato il momento di abbandonare la nave!

      Se rimane vero che noi abbiamo costruito, con la nostra ignavia, il mostro che è il grande leviatano di armagheddon che sta per mangiare il pianeta, ora sappiamo una cosa che prima non sapevamo: non dobbiamo essere più mostruosi del mostro per consentire a quel mostro di risprofondarsi là da dove era venuto ..

      Sì il metodo per uccidere il mostro è dissociarsene e dissociarsene è possibile.

      Non è un nostro disegno -che noi abbiamo progettato- quello di un regime imperiale dell’occidente sul mondo, anche se abbiamo acquistato a buon mercato i prodotti di coloro che sono stati schiavi anche a causa nostra.

      Siamo stati messi in mezzo dal non domandarci come veniva fuori ogni cosa che compravamo e se stavamo progettando un futuro che avrebbe ucciso eden, il pianeta.

      Ma mai -come oggi- sappiamo che il giro di vite attuale è che gli schiavi saremo noi se non sappiamo progettare una organizzazione sociale diversa da quella in cui vi siano i tagli alla spesa pubblica e i pareggi di bilancio, che significano succhiare le tasse fino a ridurci sul lastrico e non darci scuole, sanità, casa, possibilità di comprare il cibo.

      Deve essere chiaro che è una politica economica scientemente organizzata per uno sterminio delle masse di coloro che andranno sotto la soglia di povertà, e ciò era evitabile.

      COME UNA DIVERSA SOCIETA’?

      Barnard in questo scritto del 2004 invita a essere pragmatici, a essere disciplinati, a chiarire i termini di ciò contro cui ci opponiamo e mai come nella iniziativa del SUMMIT di Rimini e poi del progetto MMT in Grecia è stato chiaro il concetto: “conoscere per deliberare”.

      Dissento però da Barnard sulla questione dei tempi medio lunghi.
      La mia analisi dice che siamo in un processo in accelerazione esponenziale.

      Una accelerazione esponenziale è quando raddoppi ad esempio il valore precedente, ma bisognerebbe rendersi conto che questa dicitura non porta uno sviluppo lineare.

      Uno sviluppo lineare è quando il primo giorno fai 100 metri, il secondo 200 metri, il terzo giorno 300 metri etc.

      Ossia y=100*x

      y=100*1=100

      y=100*2=200

      y=100*3=300

      Uno sviluppo esponenziale è quando il primo giorno fai 100 metri, il secondo giorno 10 mila metri= 10^2 m, il terzo giorno fai 1 milione di metri.

      Ossia z=(100)^x

      z=100=100^1
      z=100*100=10000=10 mila=100^2
      z=100*100*100=1 milione=100^3

      Apparentemente ciò rende peggiore la situazione, ma -in realtà- cambia la cosmologia.
      Il processo lineare è un meccanismo delle rana bollita.
      Il processo esponenziale è un processo che subito segnala un allarme! E fa sì che la rana possa accorgersi di fare la fine del topo in una nave che affonda.

      Non è più il tempo dei toni pacati, ma quello che deve essere detto non è da dire con allarmismo che causerebbe un blocco per crisi di panico.

      Bisogna stare ai fatti.

      Strettamente ai fatti.

      Oggi raccontare la verità senza esagerarla è rivoluzionario e però perfettamente interno alla legalità e quindi non necessita essere rivoluzionari tramite l’uscire dalla legalità, ma anzi ci si deve accorgere che tutti gli impianti legislativi sono quotidianamente massacrati da coloro che dovrebbe tutelarli e che averebbero avuto delega di rappresentanza della parte politica che li ha eletti a delegati di una volontà popolare.

      E qui chi non conosce la lezione di Orwell si trova in difficoltà.

      Chi non ha letto Orwell non sa che Orwell aveva previsto nel 1948 (e scritto nel suo romanzo che invertiva le ultime due cifre: 1984) che il potere ha necessità di cambiare il significato delle parole.

      La questione linguistica e massmediale può sembrare banale e marginale, ma è l’asse portante per il tema pure trattato nello scritto di Barnard che stiamo esaminando:

      La potenza del comprendere le parole va riguadagnata e non sottostimata.

      Il potere carpito alle masse non la sottovaluta.

      Il potere carpito alle masse non la sottovaluta.

      Ecco alcuni esempi: L’intervento italiano in Libia è un intervento umanitario e la azione è una missione di pace. Ergo va riproposto che i bombardamenti sono “bombardamenti umanitari” e le missioni sono “missioni di pace eterna”.

      Solo così si rompono i diaframmi che sterilizzano la capacità associativa delle masse, oggi sterilizzate nella capacità di intende e di volere che attestano che “dobbiamo salvare i nostri Marò”! E lo fanno -di ripetercelo!- per giorni e per mesi, fino a dissociarci mentalmente del come mai l’esercito italiano non stesse a casa sua e sotto che struttura fosse organizzato.

      Analogo discorso è il laboratorio di estrema sofisticazione del perché oggi tutti i problemi umanitari del mondo sono in Siria.

      Fino a che sentiremo un sospiro di sollievo quando l’Italia fornirà le basi militari per le incursioni verso la Siria per il nuovo intervento umanitario e quindi di nuovi bombardamenti umanitari e missioni di pace eterna.

      Solo l’uso corretto delle parole ci possono fare capire che l’Italia non è più un paese sovrano i cui il popolo italiano decide una politica di pace e di difesa dei confini nazionali e quindi ripudia la guerra quale metodo di risoluzione delle controversie internazionali come recita la Costituzione Italiana.

      Ciò non è per fare la Accademia della Crusca!

      Ciò crea quella capacità di di intendere e quindi di volere che porta al conoscere per deliberare.

      Gli intellettuali e non solo italiani, ma tutti gli intellettuali che ambiscano a ripristinare il potere della ragione, devono e possono svolgere una funzione di ridare cognizione che non siamo in una fiction in cui basti cambiare la espressione di come sono esposti i fatti per rendere un atto di guerra come una questione ammissibile.

      Per la mia militanza nel popolo viola, che è solo un movimento che ha studiato di come opporsi a una cultura di nani ruffiani e ballerine e infine si è trovato attaccato nelle sue fondamenta come sono attaccate tutte le organizzazioni di massa siano esse partiti, sindacati, e ogni livello personale o di rappresentanza, io dico che non è la etichetta che deve portare alla conclusione di cosa ci sia nel barattolo.

      Il contenuto del barattolo deve essere testimoniato da una volontà di parlare in modo esplicito ed essere chiari in cosa propone ciascuno, tenendo conto che le competenze sono obiettivamente diverse, il tempo disponibile tra soggetti dissimili è diverso, la struttura organizzativa può essere in evoluzione, ma deve pur esistere -per non essere un processo caotico- e che quindi abbia una sua cibernetica.

      Una cibernetica, pur dinamica ed orizzontale -io teorizzo- che vi deve essere proprio per questioni di capacità di progettare come si va da A a B.

      Questo significa la parola cibernetica, la capacità di guidare una nave, e quindi anche la nave per eccellenza, ossia la mente, o le menti, in un processo di un mare pensante costituito da tante individualità che trovino una sinergia e non un processo caotico.

      Che possibilità ci sono -dentro un processo in grande accelerazione esponenziale come quello dentro cui siamo- di afferire ad uno stato di coscienza collettiva di quale sia la reale situazione?

      Io penso quasi zero se ci si aspetta che l’input venga da un singolo soggetto, come se aspettassimo Godot, o Gandhi, o altri.

      Se però ciascuno di noi metterà -come anche Barnard invitava a fare- i suoi saperi senza sottovalutarli e proverà a fare anche poco, ma non zero, non sapremo fermarci sul ciglio del dirupo in cui tutti in modo ignavo facevano un salto nel buio come se fosse ineluttabile.

      Si genererà una inattesa onda positiva in cui solo pochi non collaboreranno (l’1%) e saranno travolti dalla semplice invocazione che “la legge sia uguale per tutti”, e che le regole sono sopra ogni mercato, perché un mercato indegno e senza regole rende immondo qualunque luogo dove dovremmo vivere in pace.

      L’adorazione del “dio mercato” deve vedere quell’idolo nella polvere.

      Il denaro non deve essere demonizzato ma riprendere le sue sembianze di memoria di fatti che devono lasciare testimonianza di transazioni lecite e quindi di dominio pubblico, liberamente consultabili da tutti, di modo che sia risolto il problema di teoria dei controlli “chi controlla il controllore?”.

      Ora la soluzione dell’ENIGMA c’è.

      Chi lo dice alla sfinge?

      : – )

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2 risposte a PER UN MONDO MIGLIORE [di Paolo Barnard]

  1. filippo ha detto:

    Caro Lino, ho letto questo tuo scritto, condivido, per amore di sincerità e verità ti dico che tutto il tuo piano , lo stanno realizzando i baha’i e la comunità baha’i internazionale, basterebbe che avessi un pò di tempo e di disponibilità ad accertartene! In un modo diverso, che ti sorprenderà!
    buona e felice giornata!

    • Lino ha detto:

      Caro Filippo come tu sai io non ho prevenzioni verso ogni persona e verso qualunque religione perché penso che il divino si può rivelare a tutti e del resto Cristo affermava la salvezza dei giusti, e non solo quelli di una parte. Chi sono i giusti? coloro che cercano una verità che gli risulti convincente e non si accontentano di fermarsi mai alla superficie della cose, ma ambiscono alla conoscenza perché è la verità che ci fa liberi. Se ci sono cose in cui ti/vi posso essere utile ti ringrazio anticipatamente se vorrai tenere i contatti, ciao.

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