Nino Galloni .. chi era costui? Intervento Shock al MMT di Rimini: “un oscuro funzionario aveva previsto il crack del debito pubblico italiano” [4:26]

vertici Ué

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Nino Galloni, ex funzionario al bilancio vuota il sacco. In un intervento a sorpresa durante il summit di Rimini sulla Crisi Economica spiega com’è nato il debito pubblico in Italia, e come ha fatto la Germania a diventare di fatto “padrona” dell’Italia, e non solo!

“Da funzionari dello stato a funzionari del Governo”

Alcuni passaggi del suo discorso:

Fino agli anni ’80 si studiavano le teorie keynesiane, poi l’argomento è diventato ‘forbidden’ – ha detto Galloni -. Ho iniziato la mia esperienza come funzionario dello Stato al ministero del Bilancio e della Programmazione economica, oggi un ‘pezzo’ del ministero dell’Economia. Iniziarono ad arrivare dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale, che sostituirono alcuni di noi, con paghe ben diverse, ma non ne sapevano più di noi che avevamo studiato. Ci furono i primi attriti, io feci un’elaborazione di quello che sarebbe successo con il famoso ‘divorzio’ fra Tesoro e Banca d’Italia, cioè lo Stato che non chiede moneta, o si basa sui vincoli di portafoglio delle banche che devono assorbire i suoi titoli a bassissimi tassi d’interesse, che è come battere moneta, non c’è grande differenza.

L’Italia ha rinunciato a questa facoltà – ha aggiunto – quindi si rivolgeva direttamente al mercato, anzi, a quelle cinque o sei banche di interesse nazionale che stavano per essere privatizzate e che ovviamente utilizzavano un metodo ancora più drastico di quello successivo per far crescere i tassi d’interesse. Se lo Stato chiedeva 5 mila miliardi delle vecchie lire, ne venivano comperate 4 mila e 500 al tasso del giorno e poi per far assorbire quelli rimasti si facevano schizzare i tassi d’interesse a livelli insostenibili

Dissi che con quel sistema – ha spiegato Galloni – nel giro di sei o sette anni il debito pubblico sarebbe raddoppiato e avrebbe superato il prodotto interno lordo. Inoltre, la disoccupazione sarebbe salita al 50 per cento, le imprese non avrebbero più assunto. Mi presero per pazzo, alla fine lasciai i miei incarichi nella pubblica amministrazione

Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, Galloni torna a discutere e a lavorare in Italia dopo alcune esperienze, tra cui una negli Usa.

Giulio Andreotti mi chiamò per chiedermi se volessi contribuire a cambiare l’economia italiana – il racconto dell’ex funzionario – poi si fece vivo Cirino Pomicino, che mi mise a capo della struttura tecnica del ministero del Bilancio. Io volevo rallentare il processo che avrebbe portato all’Euro. Volevo un percorso diverso per entrare nell’Europa Unita, serviva una condizione di sviluppo economico, non depressive per non perdere posti di lavoro, ma per crearli. Successe il cataclisma, la Fondazione Agnelli e Confindustria si schierarono contro.

L’allora cancelliere tedesco Helmut Kohl chiamò al telefono l’ex ministro del Tesoro Guido Carli. Pomicino mi fece capire che non c’era più spazio per quel mio tentativo. Dovetti scrivergli su un pezzettino di carta, c’erano i microfoni, mi intimò di non parlare. Gli chiesi in quel modo se la telefonata fosse arrivata oppure no, Pomicino fece segno di sì con la testa

In qualche modo, Galloni fu richiamato, ma il suo lavoro non andò comunque avanti.

Una parte della Democrazia cristiana mi incaricò, negli anni ’80, di prendere contatti con una parte del Partito Comunista – ha detto ancora Galloni – per vedere se era possibile una linea di politica economica e monetaria differente da quella accettata dall’establishemt della stessa sinistra democristriana e capire se nel Pci se qualcuno fosse d’accordo. Feci dei seminari, venivano persone molto modeste come Mario Draghi e Giulio Tremonti, gente che poi ha fatto carriera. Cosa successe? Un certo Carlo Azeglio Ciampi chiamò Berlinguer e gli disse che se si fosse andati avanti con il discorso sulla moneta, tutti i figli della nomenklatura comunista che stavano negli uffici e negli studi delle banche sarebbero andati a casa

more info (Galloni intervistato da Augias):
http://video.google.it/videoplay?docid=7984222208377006083

come don chisciotte (resoconto della giornata):
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9932

trascrizione del discorso di Galloni (completa):
fonte:
http://www.facebook.com/groups/ipgcadmin/doc/370053573013443/

Nino Galloni, intervento fuori programma al Summit MMT di Rimini, sabato 25 febbraio 2012 (per incompletezza del file audio mancano le primissime battute sui suoi studi):

 

…Roma e un periodo di ricerca a Berklee nel ’78, cominciò la mia esperienza come funzionario nello Stato. Allora c’era il Ministero del Bilancio e della Programmazione Economica, che era ciò che oggi potrebbe essere un pezzo del Ministero dell’Economia… insomma la stessa cosa… e collaboravo anche con Federico Caffè.

In sostenza, praticamente, cominciarono ad arrivare alcuni funzionari del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e a sostituire alcuni di noi; tra l’altro con paghe completamente diverse dalle nostre; ma non ne sapevano più di noi che bene o male avevamo vinto un concorso, avevamo studiato eccetera eccetera.

E quindi cominciarono i primi attriti.

Per farla breve, io feci un’elaborazione di quello che sarebbe successo col famoso divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, che è l’architrave di tutto quello che stiamo dicendo qui; cioè lo Stato che non chiede Moneta ma in qualche modo, ma …..o…si basa sui vincoli di portafoglio alle Banche che debbono assorbire i suoi titoli a bassissimi tassi di interesse, che è un po’ la stessa cosa che emettere moneta, non c’è tanta differenza; ma che invece non ha più questa facoltà, rinuncia a questa facoltà e quindi si rivolge direttamente al Mercato, che poi non è il Mercato ma che sono quelle quattro, cinque, sei Banche di interesse nazionale, in via di essere privatizzate, che ovviamente utilizzavano un metodo ancora più drastico di quello successivo per far crescere in modo esorbitante i tassi di interesse.

Cioè praticamente, lo Stato chiedeva cinquemila miliardi (allora c’erano le lire), ne comperavano quattromila e cinque (4.500) al tasso di quel giorno e per far assorbire gli ultimi cinquecento (500), si faceva schizzare il tasso di interesse che praticamente arrivava a livelli insopportabili.

Io feci i miei calcoletti, niente di straordinario; e arrivai a due conclusioni che furono oggetto di un mio documento al Ministro. Dissi praticamente che: con quel sistema, nel giro di sei o sette anni, il Debito Pubblico sarebbe raddoppiato e avrebbe superato il PIL.

E seconda cosa, che avremmo spiazzato un’intera generazione di giovani e la disoccupazione giovanile in Italia sarebbe salita oltre il cinquanta per cento (50%) nel giro dello stesso periodo, questo perché gli alti tassi di interesse avrebbero accorciato l’orizzonte degli investimenti delle imprese e quindi non avrebbero fatto assumere etc etc.

Mi dissero che ero pazzo perché il Debito Pubblico non poteva mai superare il PIL sennò il sistema saltava.

Io dissi che se il Debito Pubblico è un STOCK e il PIL era un FLUSSO, questa considerazione non era possibile.

E poi mi dissero che la disoccupazione giovanile aumentasse così, anzi che si sarebbero intraprese una seie di misure si flessibilizzazione per consentire ai giovani di trovare lavoro.

Il litigio aumentò enormemente e alla fine me ne andai dalla Pubblica Amministrazione e tornai in parte negli USA a Huston e poi feci delle altre cose in Italia.

Nell’1989 andavo a dei seminri, a degli incontri, che erano organizzati dall’Onorevole o Senatore Donat Cattin, il quale pubblicava nella sua rivista, “Terza Fase”, i miei articoli su queste problematiche monetarie. E una giornalista del Manifesto, una certa Norma Rangeri, fece un articolo su di me scrivendo appunto che scrivendo che, siccome il Debito Pubblico aveva superato il PIL quell’anno, e la disoccupazione giovanile in Italia, record mondiale, era al cinquantasei per cento (56%), c’era stato un oscuro funzionario del Ministero del Bilancio che l’aveva detto ma invece di essere ascoltato era stato costretto ad allontanarsi.

Questo creò un grande tafferuglio sui mass media al culmine del quale mi scrisse un certo Giulio Andreotti, che doveva fare il governo, e mi disse “Caro Galloni, vuoi collaborare per cambiare l’economia di qesto Paese?”; perché c’era qualcuno che non la pensava in modo allineato etc etc

Io ovviamente aderii entusiasticamente e mi misi a disposizione del suo braccio destro, il quale mi chiese “Ch’aggi à fa pè cambià l’economia di questo Paese?”, avete capito di quale ministro sto parlando (?), molto simpatico….ma lasciatemi andare avanti…..

e gli dissi, guardi, lei si faccia dare il Ministero del Bilancio e poi metta me a capo della struttura, al resto ci penso io.

E così fu. Mi disse “sono il Ministro del Bilancio”, io andai là e non solo mi mise a capo di tutta la struttura tecnica, del Ministero ma anche a capo di un gruppo di venticinque (25) professori universitari di economia.

Cominciammo a mettere mano alla famosa “Relazione Previsione Programmatica, che sarebbe come il documento di Politica Economica di oggi.

La finalità di questa mia azione era quella di rallentare il processo di quello che avrebbe potato all’Euro. Cioè, non che noi non volessimo quel percorso ma lo volevamo in tempi diversi, adeguati all’esigenze dell’Italia anche di ristrutturazione e riconversione e industriale, in condizioni di sviluppo economico e non in condizioni recessive, perché questo avrebbe fatto la differenza tra crear posti di lavoro buoni e invece perderli.

Dopo qualche settimana che lavoravo a questo progettosuccesse il cataclisma. La “Fondazione Agnelli”, la Confindustria…e persino telefonò all’allora Ministro del Tesoro Guido Carli, un certo Helmut Khol.

Io ero, tutto sommato…. Per quanto mi avessero messo a capo della struttura, mi sentivo sempre un piccolo funzionario; sì, uno che studiava, uno che scriveva, uno che diceva le sue cose, per carità;

Però, una telefonata su di me da parte di Helmut Khol, confermatami poi da Pomicino mi sembrò una cosa esagerata. E lui mi fece capire che non c’era più spazio per questo mio tentativo, e io scrissi su un pezzettino di carta perché lui mi disse di non parlare, che c’era il microfono, e scrissi: m per caso hanno telefonato perché “così e così” e non è più il caso , non è più possibile portare avani questo discorso? E lui fece di sì con la testa, lo stracciò in mille pezzettini e lo buttò nel cestino.

Allora, praticamente Carlo Donat Cattin mi chiamò a fare il Direttore Generale al Ministero del Lavoro e lì iniziò poi un’altra esperienza di cui dovrò dire rapidamente perché c’entra con le tematiche di oggi.

Prima volevo però sottolinearvi due passaggi che sono un po’ più che aneddoti.

Ero stato incaricato da una parte della DC di prendere contatti con una parte del PC per vedere (sono ritornato agli anni ’80), se era possibile una linea economica diversa da quella accettata dall’establishment della stessa sinistra democristiana nel suo complesso, la cosiddetta “sinistra politic”, mentre invece la “sinistra sociale”, quella di Donat Cattin era contraria al divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia e tutto il resto; e vedere se nel PC c’era qualcuno che era d’accordo. Avevo fatto pure dei seminari… prima avevo fatto dei seminari anche con un’altra rivista, “itinerari” si chiamava; e venivano altre persone, molto modeste, a vedere di che cosa si parlava; uno si chiamava Mario Draghi, un altro un certo Giulio Tremonti; tutta gente piccolina e tranquilla, poi dopo ha fatto carriera. Eva bene; ma che cosa successe quando presi contatto con questi del CESP di cui poi più rappresentativo era il professor Azzolini; che un certo Carlo Azeglio Ciampi telefonò a Berlinguer e gli disse che se si fosse andati avanti in quel discorso, che se si fosse parlato di Monet, tutti i figli della nomenclatura comunista che stavano negli uffici e negli studi delle Banche dovevano andare a casa. Quella fu la fine del dibattito.

L’altro aneddoto, anche perché significativo per il discorso che sto cercando di fare… quando io entrai……s’, chiudo chiudo….

quando io entrai lì al Ministero del Bilancio, mi occupavo anche di studiare la società italiana e rilevi in una mia pubblicazione che c’erano questi sussidi, queste…. Pensioni di invalidità date in giro per … insomma, erano superiori a qualunque logica. E allora io denunciai questo fatto. Mi chiamarono da altissimo livello e mi dissero: ‘a Gallò, non rompe perché noi dobbiamo combattere il terrorismo, qui, se noi non rompiamo il cartello dei disoccupati nel mezzogiorno c’è un’alleanza possibile tra le Brigate Rosse che al nord ha un certo seguito e i disoccupati del sud e succede un disastro.

E io dissi “va bene, mi sembra un’argomentazione buona”.

Tre anni dopo: divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, Titoli del Debito Pubblico offerti direttamente al Mercato per finanziare la spesa pubblica, spesa per i disoccupati, spesa per le pensioni di invalidità per rompere il cartello dei disoccupati finanziati come se fossero investimenti buoni o addirittura al venti per cento (20%) e questo ha fatto esplodere il nostro Debito Pubblico che da una parte la classe dirigente diceva che bisognava separare il potere dei politici dagli investimenti pubblici, in realtà per indebolire il Paese, e dall’altra voleva poi finanziare spese assistenzialistiche ad elevatissimi tassi di interesse facendo esplodere il Debito Pubblico.

E da quell’errore che poi abbiamo pagato tutto il resto in termini di Debito etc.

Avrei da dire molte cose ancora su tutto quello che poi ho combattuto al Ministero del Lavoro contro la confusione fra “Flessibilità del lavoro” che era necessaria e “Precarizzazione” che ci ah rovinato (!)…ricordare….ricordare due battute che purtroppo fino agli anni ’90, noi Direttori Generali potevamo prendere i Ministri e sbatterli contro il muro se era necessario nell’interesse del Paese; dopodiché noi siamo stati completamente emarginati e resi dei servi. Dacchè eravamo cioè dei funzionari dello Stato, ci siamo ritrovati ad essere Funzionari del Governo: tutto un altro film.

 

Per concludere, perché è importante ricordare questa cosa. Io adesso ho scritto un libro che si chiama “Chi ha tradito l’economia italiana”; è stato appena stampato, ne ho regalato appena una copia ai nostri ospiti qui; …però sono arrivato alla conclusione che anche il sequestro e uccisione di Moro si possa inquadrare nel tentativo di indebolire l’Italia; perché sia Baffi, sia tutta la sua scuola, non è che non volevano l’Italia in Europa, ce la volevano ma con tempi e modi possibili. Eche quindi, questa Italia che produceva con questa sua industria, con queste sue partecipazioni statali con questi suoi modelli alternativi, faceva veramente paura e dava veramente fastidio sia ai tedeschi, sia ai francesi.

Grazie.

 

Fine intervento

 

Trascrizione di Filippo Fucili

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2 risposte a Nino Galloni .. chi era costui? Intervento Shock al MMT di Rimini: “un oscuro funzionario aveva previsto il crack del debito pubblico italiano” [4:26]

  1. Francesco ha detto:

    una curiosità.. dove lavorano i figli di Bersani, D’Alema, Bertinotti..🙂
    ennesima conferma, se ce n’era bisogno, di come il parlamento non conti in realtà nulla. Decide chi ha la moneta. E’ il signoraggio monetario che comanda su tutto. Destra e sinistra, maggioranza e opposizione. Chi sta con le banche è portato in gloria. Chi le combatte è messo fuori gioco in un modo o nell’altro.

  2. rigoni giuseppe ha detto:

    la genesi del debito pubblico la conosciamo, da anni questa versine ne amplia il valore, e ne addossa la responsabilita ad alcuni politici democristiani, io non ne hao mai avuto i dubbi, il guaio e adesso come uscirne? Le tesi di Monti vanno in contro al capitale Ebraico, ma ci costeranno un prezzo e la prima trance del prezzo la stiamo gia pagando e si chiama F 35, nei fatti l’europa e gia morta e sepolta proprio perche verrebbe dominata dalla Germania, cosi dall’america è arrivata inaspettata la decisione che l’italia vada salvata in chiave anti tedesca, ed il primo prezzo di questa disgregazione è stata la scelta di monti di ordinare gli aerei AMERICANI

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