Fiscal Compact, il patto fiscale europeo – Testo integrale tradotto –

cosa dice il patto con UE? (ricetta rana bollita)

cosa dice il patto con UE? (ricetta rana bollita)

Cos’è e cosa dice, il patto fiscale europeo? Perché se ne parla così poco? Il Professor Gustavo Piga, docente di Economia Politica all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, ha pubblicato sul suo blog la bozza del Fiscal compact, il patto fiscale europeo, appunto. Il documento è l’unica bozza fino a questo momento disponibile in rete.

Si tratta dell’accordo sul quale stanno lavorando gli stati membri dell’Unione Europea – in seguito agli incontri dello scorso 8-9 dicembre – per rafforzare l’unione economica. La road map che dovrebbe portare alla sua approvazione è definita sul sito del Consiglio Europeo, ma, al di là della bozza, non si trovano, al momento, altri documenti ufficiali che chiariscano su cosa stiano effettivamente lavorando i vari stati membri.

Quel che è (quasi) certo è che ciascun paese avrà tempo fino al 29 dicembre per proporre i propri emendamenti al documento. Il quale contiene una serie di norme che abbiamo già parzialmente spiegato (come, per esempio, l’obbligo di inserire il pareggio di bilancio in costituzione (o altri strumenti analoghi), ma anche clausole precise per la riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL. In particolare, scrive il prof. Piga, pare che ci possa essere

la regoletta che ogni Paese che abbia un rapporto debito pubblico su PIL superiore al 60% (come l’Italia) dovrà impegnarsi a ridurlo ogni anno per 1/20 della distanza dal valore di riferimento. Per capirci: siamo oggi al 120%, del 60% superiore al valore di riferimento del 60%? Bene (mica tanto), ogni anno dovremo ridurlo del 60/20= 3 % ogni anno. Cioè ogni anno ci dobbiamo impegnare a ridurre di circa 40-50 miliardi il nostro debito (di più se siamo in recessione, con il PIL che cade). […] 3% di PIL di debito in meno ogni anno non è nemmeno pensabile poterlo fare con sole manovre di austerità rigoriste, anche se queste saranno – dopo l’approvazione di questa regola – addirittura più dure di quanto non lo sarebbero state con il solo obiettivo del bilancio di pareggio. Di fatto saranno un modo per obbligare i prossimi governi (e questo) a vendere i gioielli di famiglia, privatizzare il privatizzabile, da aziende strategiche a servizi pubblici locali a patrimonio pubblico. Nel momento peggiore per vendere, quando l’economia non tira. A casaccio, sotto la spinta dell’emergenza.

La questione è evidentemente centrale per il futuro dell’Unione Europea, ma anche dell’Italia. Non è difficile capire, infatti, senza essere economisti, che un’eventuale susseguirsi di manovre da 40-50 miliardi di euro all’anno sia un vero e proprio spauracchio.

Tuttavia, al momento, non si parla affatto, nell’agenda setting dei media mainstream, del Fiscal compact. Così, vi proponiamo, in due parti, la traduzione della (Bozza di) Accordo internazionale sul rafforzamento dell’unione economica.

il testo:

Premessa

Le parti contraenti,

CONSAPEVOLI degli obblighi delle parti contraenti, in quanto Stati membri dell’Unione europea, a considerare le loro politiche economiche una questione di interesse comune;

DESIDEROSE di favorire le condizioni per una maggiore crescita economica nell’Unione europea e, a tale scopo, di sviluppare un coordinamento sempre più stretto delle politiche economiche dell’eurozona;

TENENDO PRESENTE che il coordinamento delle politiche economiche delle parti contraenti, in quanto Stati membri dell’Unione europea, si basa sull’obiettivo di robuste e sostenibili finanze pubbliche come strumento per rafforzare le condizioni per la stabilità dei prezzi e per una forte crescita sostenibile supportata da stabilità finanziaria, favorendo in tal modo il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione per la crescita sostenibile e per l’occupazione;

TENENDO PRESENTE che cio che serve ai governi per evitare che il debito pubblico diventi eccessivo è di importanza fondamentale per salvaguardare la stabilità dell’eurozona nel suo complesso, e richiede, di conseguenza, l’introduzione di regole specifiche per rispondere a questa esigenza, compresa la necessità di adottare le necessarie azioni collettive;

CONSAPEVOLI della necessità di garantire che il loro disavanzo rimanga sotto il 3% del prodotto interno lordo generato a prezzi di mercato e che il debito pubblico sia al di sotto del (o sufficientemente in calo verso il) 60% del loro prodotto interno lordo a prezzi di mercato;

RICORDANDO che le parti contraenti, in quanto Stati membri dell’Unione europea, dovrebbero astenersi dall’adottare qualsiasi misura che rischi di compromettere la realizzazione degli obiettivi dell’Unione nel quadro dell’unione economica, in particolare la pratica di accumulare debito al di fuori dei conti pubblici;

TENENDO PRESENTE che i capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’eurozona hanno stipulato un accordo il 9 dicembre 2011 per rinforzare l’architettura economica e monetaria dell’Unione sulla base dei trattati europei, e per facilitare l’attuazione delle misure da adottare ulla base degli Articoli 121, 126 e 136 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea;

TENENDO PRESENTE che l’obiettivo dei capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’eurozona è di altri Stati membri dell’Unione Europea rimane quello di incorporare le disposizioni di questo accordo appena possibile nei trattati su cui l’Unione europea è fondata,

PRESO ATTO, in questo contesto, dell’intenzione della Commissione Europea di presentare ulteriori proposte legislative, nel quadro dei trattati dell’Unione, riguardanti:
– un meccanismo di segnalazione ex-ante di piani di emissione di debito da parte degli Stati membri dell’Unione europea;
– una procedura di programmi di partenariato economico che dettagli le riforme strutturali per gli Stati membri dell’eurozona che si trovino in una situazione di disavanzo eccessivo;
– una nuova procedura di coordinamento a livello dell’eurozona per grandi piani di riforma della politica economica;

PRESO ATTO che, in sede di revisione e monitoraggio degli impegni di bilancio ai sensi del presente Accordo, la Commissione europea agirà nel quadro delle sue competenze previste dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea, in particolare gli articoli 121, 126 e 136;

SOTTOLINEANDO in particolare che, per l’applicazione della “Regola del pareggio in bilancio” descritto all’articolo 3 del presente accordo, questo monitoraggio sarà effettuato mediante l’istituzione di valori di riferimento specifici per i vari paesi e di calendari di convergenza, se del caso, per ciascuna parte contraente;

PRENDENDO ATTO che il rispetto dell’obbligo di trasporre la “regola del pareggio” nel sistema giuridico nazionale a livello costutizionale o equivalente dovrebbe essere sottoposto alla giurisdizione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ai sensi dell’articolo 273 del trattato sul funzionamento dell’Unione Europea;

RICORDANDO la necessità di facilitare l’adozione delle misure previste dalla procedura dell’Unione Europea per i disavanzi eccessivi delle parti contraenti dell’eurozona il cui rapporto (pianificato o reale) fra il debito pubblico e il prodotto interno lordo superi il 3%, e contemporaneamente di rafforzare l’obiettivo di questa procedura, ovvero di incoraggiare e, se necessario, costringere gli Stati membri interessati a ridurre il deficit enventualmente identificato;

RICORDANDO la necessità per le Parti contraenti, il cui debito pubblico supera il 60% del valore di riferimento, di ridurlo ad un tasso medio di un ventesimo l’anno, come punto di riferimento;

RICORDANDO l’accordo dei capi di Stato o di governo degli Stati membri dell’eurozona del 26 ottobre 2011 per migliorarne la governance, compreso lo svolgimento di almeno due Euro Summit all’anno, così come l’approvazione del Patto Euro Plus da parte dei capi
di Stato o di governo degli Stati membri dell’area dell’euro e di altri Stati membri della Unione Europea il 25 marzo 2011;

SOTTOLINEANDO l’importanza del trattato che istituisce il meccanismo europeo di stabilità come elemento di una strategia globale per rafforzare l’Unione economica e monetaria;

HANNO CONVENUTO le disposizioni seguenti

TITOLO I – SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE

Articolo 1

1. Dal presente accordo, le parti contraenti, che sono Stati membri dell’Unione europea, decidono di potenziare la disciplina di bilancio e di rafforzare la loro coordinamento delle politiche economiche e di governance.

2. Le disposizioni del presente accordo si applicano alle Parti contraenti la cui moneta è l’euro. Si possono applicare, eventualmente, ad altre parti contraenti, alle condizioni di cui all’articolo 14.

TITOLO II – COERENZA E RAPPORTO CON LA LEGGE DELL ‘UNIONE

Articolo 2

1. Questo accordo è applicato dalle parti contraenti in conformità con i trattati sui quali si fonda l’Unione europea, in particolare l’articolo 4 (3), del trattato sull’Unione europea, e con il diritto dell’Unione europea.

2. Le disposizioni del presente accordo si applicano in quanto compatibili con i trattati sui quali si fonda l’Unione e con il diritto dell’Unione europea. Esse non devono invadere le competenze dell’Unione di agire in materia di unione economica. Conformemente alla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, il diritto dell’Unione europea ha la precedenza sulle disposizioni del presente accordo.

TITOLO III – DISCIPLINA DI BILANCIO

Articolo 3

1. Le parti contraenti applicano le seguenti regole, in aggiunta e fatti salvi gli obblighi derivanti dal diritto dell’Unione:

a) I ricavi e le spese dei bilanci delle amministrazioni pubbliche devono essere in pareggio o in avanzo. Le parti contraenti possono temporaneamente sostenere deficit solo per tener conto dell’impatto sul bilancio del ciclo economico e, al di là di tale impatto, in caso di circostanze economiche eccezionali, o in periodi di grave recessione economica, a condizione che ciò non metta a repentaglio la sostenibilità di bilancio a medio termine.

b) La regola di cui al punto a) si considera rispettata se il deficit strutturale annuo della pubblica amministrazione non super il valore di riferimento specifico per ciascun paese, che assicura un adeguato margine di sicurezza rispetto al valore di riferimento del 3% di cui all’articolo 1 del protocollo (n. 12) sulla procedura per i disavanzi eccessivi, allegato al trattato sull’Unione europea e al TFUE (di seguito ‘Protocollo n. 12′), così come rapidi progressi verso la sostenibilità, tenendo conto anche dell’impatto sul bilancio dell’invecchiamento. Le parti contraenti garantiscono la convergenza verso i rispettivi valori di riferimento per ciascun paese. Come regola generale, il valore specifico di riferimento per ciascun paese non deve superare lo 0,5% del PIL nominale.

c) Se il livello del debito è nettamente inferiore al valore di riferimento del 60% di cui all’articolo 1 del Protocollo n. 12, il valore di riferimento pe ciascun paese per il disavanzo strutturale annuo netto può assumere un valore superiore a quello di cui al punto b).

2. Le regole di cui al paragrafo 1 sono introdotte in disposizioni nazionali vincolanti, di natura costituzionale o equivalente. Le parti contraenti, in particolare, messo in atto un meccanismo di correzione che possa essere attivato automaticamente in caso di scostamenti significativi dal valore di riferimento o dal percorso di avvicinamento. Questo meccanismo è definito a livello nazionale, sulla base dei principi concordati. Essa include l’obbligo delle parti contraenti di presentare un programma per correggere le deviazioni per un periodo di tempo definito. Rispetta pienamente la responsabilità dei parlamenti nazionali.

3. Ai fini del presente articolo, si applicano le definizioni di cui all’articolo 2 del protocollo n. 12 si applica. Inoltre, si applicano le seguenti definizioni:

– “Deficit strutturale annio della pubblica amministrazione”: si intende il netto annuo del disavanzo corretto per il ciclo al netto delle misure una tantum e temporanee;
– “Circostanze economiche eccezionali”: si intende un evento inconsueto non soggetto al controllo della Parte contraente interessata, che ha un forte impatto sulla posizione finanziaria del governo.

Articolo 4

Quando il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo supera il valore di riferimento del 60% di cui all’articolo 1 del Protocollo n. 12, le Parti contraenti si impegnano a ridurlo ad un tasso medio di un ventesimo l’anno come punto di riferimento.

Articolo 5

Le parti contraenti che sono oggetto di una procedura per i disavanzi eccessivi secondo i trattati dell’Unione, mettono in atto il programma per una partnership di bilancio ed economica con valore vincolante, contenente una descrizione dettagliata delle riforme strutturali necessarie per garantire una correzione efficace e durevole dei disavanzi eccessivi. Tali programmi devono essere presentati alla Commissione e al Consiglio europei.

Articolo 6

Le parti contraenti devono migliorare la segnalazione delle loro emissione di debito nazionale. A tal fine, essi riferiscono ex-ante sui loro piani nazionali di emissione di debito alla Commissione europea e al Consiglio.

Articolo 7

Nel pieno rispetto degli obblighi procedurali dei trattati dell’Unione, le Parti contraenti la cui moneta è l’euro si impegnano a sostenere le proposte o raccomandazioni espresse dalla Commissione europea, qualora sia individuato dalla Commissione europea uno Stato membro (la cui moneta è l’euro) che sia in contrasto con del tetto del 3% nel quadro di una procedura per disavanzo eccessivo, a meno che una maggioranza qualificata delle parti contraenti non esprima opinione contraria. La maggioranza qualificata è definita per analogia con l’articolo 238 (3) (a), del TFUE e con l’articolo 3 del protocollo n. ° 36 dei Trattati dell’Unione europea sulle disposizioni transitorie e senza tenere conto della posizione della Parte contraente interessata.

Articolo 8

Ogni parte contraente che ritenga che un’altra Parte contraente non abbia rispettato l’Articolo 3 (2) può portare la questione dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea. La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è vincolante per le parti, che adotteranno le misure necessarie per conformarsi alla sentenza entro un termine che sarà deciso dal detto Tribunale. L’applicazione delle regole messe in atto dalle parti contraenti di rispettare l’articolo 3 (2) sarà oggetto di revisione dei tribunali nazionali delle Parti contraenti.

fonte:

http://www.polisblog.it/post/12999/fiscal-compact-il-patto-fiscale-europeo-testo-integrale-tradotto-1

aggiornamento al 30 gennaio 2012 (da repubblica.it):
http://www.repubblica.it/economia/2012/01/30/news/bruxelles_sul_tavolo_il_futuro_dell_europa-29001442/

segnaliamo inoltre il seguente aborto giuridico sulla proprietà dell’euro al moneto della sua emissione:

lunedì 30 gennaio 2012

La Commissione Europea sancisce la proprietà dell’Euro

Interrogazione con richiesta di risposta scritta
alla Commissione
Articolo 117 del regolamento
Mario Borghezio (EFD)
Oggetto: Natura giuridica della proprietà dell’euro
Alla luce della discussione scientifica in atto a livello internazionale sul signoraggio della moneta e premesso che detto signoraggio sta a monte di tutto il sistema monetario, poiché si colloca nel momento di emissione della moneta;
posto che, allo stato attuale, non è dato individuare chi sia creditore e chi debitore nella fase della circolazione dell’euro, mentre i popoli europei hanno pieno diritto di conoscere se siano «creditori» in quanto proprietari o «debitori» in quanto non proprietari per un valore pari a tutta la massa monetaria di euro posta in circolazione;
può la Commissione precisare, in maniera chiara e definitiva, a chi appartenga giuridicamente la proprietà dell’euro al momento della sua emissione?
IT
E-006243/2011
Risposta di Olli Rehn
a nome della Commissione
(16.8.2011)

Sebbene da un punto di vista giuridico il diritto di emettere banconote in euro appartenga sia alla Banca centrale europea (BCE) che alle banche centrali degli Stati membri dell’area dell’euro, ad emetterle fisicamente e a ritirarle dalla circolazione sono, in pratica, solo le banche centrali nazionali. Nel caso delle monete in euro, emittenti di diritto sono gli Stati membri dell’area dell’euro e qualsiasi questione ad esse relativa è coordinata dalla Commissione a livello dell’area dell’euro. Pertanto, al momento dell’emissione le banconote in euro appartengono all’Eurosistema, mentre le monete sono di proprietà degli Stati membri. Una volta emesse, sia le banconote che le monete in euro appartengono al titolare del conto su cui sono state addebitate di conseguenza . I proventi del signoraggio sono ripartiti tra le banche centrali nazionali e la BCE in base allo schema di sottoscrizione del capitale della BCE per le banconote. I proventi del signoraggio sulle monete vanno agli Stati membri dell’area dell’euro.

Questa è la risposta della commissione europea alla petizione parlamentare di Borghezio sulla natura giuridica della proprietà dell’euro. Non so se ricordate, tempo fa se ne era parlato anche in questo blog. Vediamo ora come viene definito l’Eurosistema dalla Banca d’Italia: L’Eurosistema è il sistema di banche centrali dell’area dell’euro responsabile dell’attuazione della politica monetaria unica. Esso comprende la Banca Centrale Europea (BCE) e le banche centrali nazionali (BCN) dei Paesi dell’Unione europea che hanno adottato l’euro. (http://www.bancaditalia.it/eurosistema/assetto/quadrogen)
A seguito della soppressione della convertibilità in oro le banconote dovrebbero poter costituire una voce attiva su cui pagare le tasse ovvero l’esatto contrario di quanto figura sui bilanci delle banche . Da un punto di vista contabile esse risultano debitrici della moneta emessa per tutto il tempo della sua circolazione. Appare poco chiaro, allora, il perché percepiscano interessi su essa considerando che gli interessi andrebbero corrisposti al creditore (cioè il proprietario dovrebbe essere il cittadino). Se si volesse assumere che le Banche Centrali sono proprietarie della moneta emessa, ancor prima di metterla in circolazione (un assurdo sotto il profilo logico ed etico , poiché il valore della moneta non sarebbe l’effetto di una convenzione bensì l’espressione della volontà totalitaria imposta da una struttura privata) bisognerebbe convenire che esse commettono un illecito contabile, registrandole in bilancio fra le poste passive.

fonte:
http://ctldaf.blogspot.com/2012/01/la-commissione-europea-sancisce-la.html

Questa voce è stata pubblicata in Massmediologia e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...