Noam Chomsky: intervista + proposte sulla finanza ed economia

Ho appena finito di ascoltare l’analisi di Chomsky sulla situazione economica mondiale, le nuove tecnologie, il punto della situazione.

Anzitutto un link per una ricostruzione di chi sia Chomsky:

http://it.wikipedia.org/wiki/Noam_Chomsky

Come si vede Chomsky è stato uno dei massimi scienziati del ‘900 ed in particolare si devono a lui i maggiori sviluppi sui linguaggi formali, ossia sul software, per i suoi lavori sulla linguistica che hanno investito anche i campi della filosofia, della psicologia, della antropologia, della matematica nel campo in particolare della teoria dei sistemi, degli insiemi, e della logica formale.

Premesso ciò egli è stato un attivista e anche un libero pensatore che spesso ha appoggiato iniziative anti-sistema, come cercare di fermare la guerra in Vietnam.

Nella intervista che mostriamo -però- sebbene ribadisce una posizione in cui imputa alla attuale struttura finanziaria i disastri che la crisi sta mostrando non assume proposte concrete su come si possa organizzare un modello diverso di società.

C’è quindi l’analisi, ma manca la sintesi.

In un passaggio egli sostiene che le persone non sono obbligate a fare ciò che dicono i poteri forti, ma la semplice disubbidienza non è un modello che dica cosa fare e per di più rischia di ridursi a una semplice “bastian contrarieria”.

Prendiamo ad esempio le dichiarazioni -di questi giorni- sia dei governatori della BCE che della FED che appoggiano il movimento indignados: se bastasse fare l’opposto di ciò che dicono i poteri forti dovremmo essere -come collettività del 99%- contro gli indignados!

Ma una analisi puntuale e minuta non può “buttare l’acqua sporca e pure il bambino”, non può semplicemente dire sì -> oppure no.

Va specificato minutamente:

  • sì a cosa -> e perché
  • no a cosa -> e perché

Ecco allora che serve analisi di dettaglio:

Siamo per il sì a proporre un modello diverso di società

e perché la attuale società è organizzata in modo predatorio avvantaggiando “i più uguali di Orwell”, mentre l’accaparramento e lo sfruttamento delle posizioni rese dominanti vanno ricondotte a impedire le operazioni dette di “cartello”.

Siamo per il no a uno sfascismo che distrugga intere nazioni -come il caso della Grecia-

e perché la moneta deve essere ricondotta alla sua funzione naturale di indicatore di una ricchezza esistente e non fittizia, e quindi sotto il controllo di uno stato sovrano che la emette in proprio, e non può delegare ad altri la emissione ed il controllo sullo strumento di questo “titolo di proprietà convertito a unità di misura dei beni su uno standard”.

Il deficit di info su cosa sia la moneta (*) e la TRASPARENZA sulle attività e le transazioni nazionali e internazionali sono patrimonio da acquire prima ancora dello studio delle Costituzioni degli Stati e anziché inserire nelle Costituzioni di impedire la possibilità di fare debito pubblico o debito privato va normata la legislazione entro cui il prestito è legalmente riconosciuto legittimo oppure diventa attività di usura (ovvero strozzinaggio, quindi spoliazione dei beni di altri tramite azioni di truffa, essendo in deroga alle leggi).

(*) click su “cosa sia la moneta” x more info.

Gli stati non controllano più -oggi- (nella quasi totalità dei casi) la emissione e gestione delle transazioni internazionali consentendo la NON trasparenza e la non tracciabilità, i paradisi fiscali, la emissione della moneta a debito, la ricapitalizzazione delle banche con i soldi pubblici.

Se quindi riconosciamo come legittima la pressione delle masse con la dinamica indignados, è lapalissiano osservare che bisogna arrivare non solo al dissenso della politica finanziaria attuale ma a proposte concrete, eccole:

Il controllo delle attività finananziarie e la sovranità monetaria spetta agli stati in quanto la esercitano su delega, essendo rappresentanti delle masse che eleggono chi li rappresenta e hanno diritto a una informazione completa e -tramite questa- ad una azione di controllo.

La attività di democrazia diretta delle masse si estrinseca nell’avere titolo a potere monitorare tutte le basi di dati che sono i documenti che supportano le attività finanziarie con un dettaglio sufficiente a potere ricostruire le transazioni e i bilanci commerciali dei singoli e delle società.

Un controllo diffuso e neurale (di rete) consente:

  • da un lato che vi siano strutture preposte alla funzione ufficiale di certificazione dei bilanci e delle transazioni
  • da un altro lato che le certificazioni ufficiali siano monitorabili da tutti e quindi potenzialmente denunciabili le eventuali inesattezze.

La orizzontalità del consenso popolare non può essere quindi una omologazione di qualsiasi competenza che anzi va agevolata in modo diffuso per risolvere la multipolarità che può bypassare il problema di “chi contralla il controllore?”. Grazie a un modello di controllo neuronale -infatti- chiunque potenzialmente può controllare il controllore e il controllore non sa quanti potenzialmente sono in grado -e dove sono coloro che lo controllano- poiché i dati di appoggio della elaborazione delle conclusioni -come basi di dati- sono pubblici ed on line.

Vengono quindi abolite -perché inutile e dannose e funzionali solo alla acquisizione di posizioni dominanti- le “agenzie di rating”, essendo che sono i governi stessi delegati alla pubblicizzazione dei dati economici e il controllo non necessita di lobby che penetrano le istituzioni alterandone potenzialmente la indipendenza.

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