Assemblea 1 ottobre 2011 – introduzione di Giorgio Cremaschi, USB, NO TAV, AteneinRivolta, Roma Bene Comune, Frum Diritti Lavoro, Forum Ambientalista, Rete dei Comunisti, Rte 28 Aprile, Autoconvocati, Sinistra Critica, Rete Femminista, Alex Zanotelli, Giulietto Chiesa, Marco Ferrando, Paolo Grassi,Comunisti – Sinistra Popolare, Libera tv – www.libera.tv, Paolo Ferrero -rifondazione comunista, Comitato Precari Scuola, Vittorio Agnoletto, Bob Fabiani – Rete Viola, Pietro Marongiu -Isola dei cassaintegrati.

link al video completo (circa 3 ore):
http://livestre.am/13J71

il sito web di riferimento:
https://sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli/home

Assemblea 1 ottobre 2011 –

introduzione di Giorgio Cremaschi

sono intervenuti:
USB,
NO TAV,
AteneinRivolta,
Roma Bene Comune,
Forum Diritti Lavoro,
Forum Ambientalista,
Rete dei Comunisti,
Rete 28 Aprile,
Autoconvocati,
Sinistra Critica,
Rete Femminista,
Alex Zanotelli,
Giulietto Chiesa,
Marco Ferrando,
Paolo Grassi,
Comunisti – Sinistra Popolare
Libera tv – www.libera.tv
Paolo Ferrero -rifondazione comunista

cit (Paolo Ferrero):

Io penso che è in corso un colpo di stato monetario in cui utilizzando la finanza e cose di cui la stragrande maggioranza della gente non capisce, non padroneggia, non riesce a darsi una spiegazione, stanno operando una distruzione della democrazia, stanno operando una redistribuzione del reddito che non si era mai vista, e stanno progettando una vera e propria regressione sociale di cui il caso greco è l’esempio abbastanza lamapante e la Grecia non è ancora arrivata a fine percorso.

Cioé io penso che noi ci ritroviamo davanti ad una fase in cui come diceva qualcuno si pone l’alternativa socialismo o barbarie perché concretamente la gestione della crisi capitalistica che le classi dominanti fanno è una gestione che porta alla barbarie.

Stanno applicando le stesse politiche economiche, e la lettera di Draghi e Trichet era questo, che si sono applicate in Germania prima dell’avvento del nazismo. Questo è.

Io credo che di fronte a questa situazione, noi abbiamo il problema ed il compito politico di costruire un movimento anti-liberista, anti-capitalista, e di strutturarlo, in modo che si vada al di là delle manifestazioni di tanto in tanto, si esca dalla dinamica che non raccoglie il tema di fondo dello scontro che è “quale neo-liberismo ti piace?” “quello pornografico di Berlusconi?” “quello sobrio di Draghi?” “quello light della Marcegallia?”

Io penso che il problema è costruire un movimento che duri nel tempo, che abbia la capacità di costruire un punto di vista alternativo a quello della lettera di Trichet e Draghi che l’unica linea di politica economica oggi presente in Italia. Io credo che questo è il compito.

Da questo punto di vista noi siamo interessati come rifondazione comunista.

Commento di L:

Il problema è proprio questo: non c’è da costruire un movimento per questioni contemplative e di scontro di classe che precisi a cosa si è contro.

Serve aprire alla consapevolezza di quale siano *le soluzioni* di una crisi la cui esistenza è l’unico elemento condiviso da tutte le analisi qui citate.

Assodato quali siano le cause, allora si può sapere dove mettere mano senza il concetto del contro, ma del per. (NO contro, SI’ per .. NO distruzione, SI’ costruzione).

Gli altri interventi:

Comitato Precari Scuola
Vittorio Agnoletto

cit (Vittorio Agnoletto):

Credo che sia molto importante riprendere oggi anche l’analisi che avevamo fatto 10 anni fa a Genova.

Perché se si vanno a rivedere le parole di Vaden Bello, l’analisi era estremamente chiara: era il 16 luglio del 2001. E si diceva “attenzione! se va avanti la finanziarizzazione della economia arriveremo ad una crisi sociale ed economica incredibile e creerà una crisi tra questo modello di sviluppo e gli equilibri della biosfera. Allora, nel 2001, siamo stati capaci di analizzare, di prevedere cosa sarebbe accaduto ma non siamo stati capaci di impedirlo!

E questo che sta succedendo è anche il risultato della nostra sconfitta.

Io mi limito a parlarvi di alcuni scenari internazionali visto che della situazione nazionale si è ampiamente trattato.

Ogni giorno oggi, nel mondo, vengono scambiati sul piano finanziario 4 trilioni di dollari, 4000 miliardi di dollari.

Questo significa che 15 giorni di scambi finanziari sono pari al prodotto interno lordo mondiale (del pianeta) di un anno.

Il 90% di questi scambi finanziari sono scambi di tipo speculativo .. e riguardano la nostra vita concreta!

Faccio solo un esempio: in questo momento il 50% della produzione di cereali, quindi parlo di qualche cosa che si mangia, senza la quale non si vive .. il 50% della produzione di cereali dei prossimi 5 anni è già stata comprata sulla borsa finanziaria di Cicago, la borsa dei prodotti agricoli, da 6 multinazionali.

Questo significa che da un lato determinano e determineranno i prezzi e quindi la fame nel mondo e -dall’altra parte- che quei cereali non ci sono ancora, ma che la bolla (la ricevuta) che ne dimostra l’acquisto diventa giocabile su tutti i mercati finanziari con tutti i meccanismo che noi conosciamo. Questio aspetti sono al centro delle politiche finanziare che poi determinano il debito. Nel mondo abbiamo 24 paradisi fiscali. 1/3 di questi (8) sono collocati all’interno della unione europea.

In mezzo alla manica c’è un’isola che si chiama isola di Jersey

http://it.wikipedia.org/wiki/Isola_di_Jersey

che è un posto dove ci sono più banche che abitanti!

Il 60% del commercio internazionale di beni e servizi passa attraverso paradisi fiscali o attraverso triangolazioni interne alle multinazionali per cui evadono le tasse.

Si produce in Cina, la multinazionale porta il prodotto alle isole Cayman

http://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Cayman

In Cina costa 10, viene acquistato a 100 alle isole Cayman, dalle isole Cayman è venduto in Europa a 105, il “tassabile” (ricavi -costi) è la differenza tra 105-100= 5 anziché 90.

Se poi lo vendesse a 95 anziché a 105, con il costo ipotetico confermato di 100 potrebbe dimostrare di averci rimesso!

Potrebbe quindi piangere lacrime in Europa e poi ottiene i sussidi dallo stato e i veri soldi li introita alle isole Cayman (pari a 95-10=85).

Parliamo della Total in Francia? Parliamo delle assicurazioni? di Eni ed Enel? che sono a partecipazione pubblica ma che sono in Irlanda?

Questo è il meccanismo della finanza internazionale.

Dentro questi aspetti è collocato interamente il gruppo socialista europeo. Il PD italiano è collocato lì. Non dimentichiamoci che mentre noi ci battiamo per cambiare questi contenuti _loro_ (anche i socialisti europei) si battono per _dirigere_ quelle strutture.

[…]

Chi ha votato al parlamento europeo (e italiano) le misure dettate dalla BCE?

E questa è la differenza tra chi si riunisce qui e quel tipo di strategie e quel tipo di politiche.

Io credo che la manifestazione del 15 ottobre abbia al centro anche questi temi .. e la consapevolezza che oggi si ha bisogno di una lotta solo nella misura in cui è una lotta sovra-nazionale per cui dobbiamo evitare i conflitti tra le classi subalterne dei vari stati. Questo è un rischio che abbiamo di fronte anche in Europa.

E allora se 10 anni fa abbiamo capito ma non siamo stati in grado di tradurre in obiettivi concreti che incrociassero la materialità della vita delle persone, perché siamo sembrati parlare di cose troppo lontane .. ecco -oggi- questo errore non ci è più consentito di poterlo commettere.

Perché se allora dicevamo che un altro mondo era possibile, oggi siamo obbligati a dire che è necessario (tale mondo), e possibilmente anche da costruire in tempi brevi.

Continuano gli interventi:

Bob Fabiani – Rete Viola

Pietro Marongiu -Isola dei cassaintegrati.

[…]

Viene letto un documento di cui si chiede la votazione.

link al video completo:
http://livestre.am/13J71

il sito web di riferimento:
https://sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli/home

Il documento finale:

Documento finale

dell’assemblea svoltasi il 1° ottobre

al teatro Ambra Jovinelli di Roma

approvato all’unanimità (meno 2 astenuti e 2 contrari) dalle/dai 700 partecipanti all’assemblea nazionale delle/dei firmatari dell’appello “Dobbiamo fermarli.

Noi partecipanti all’assemblea del 1° ottobre a Roma: “Noi il debito non lo paghiamo. Dobbiamo fermarli” ci assumiamo l’impegno di costruire un percorso comune.

Tale percorso ha lo scopo di affermare nel nostro paese uno spazio politico pubblico, che oggi viene negato dalla sostanziale convergenza, sia del governo sia delle principali forze di opposizione, nell’accettare i diktat della Banca Europea, del Fondo Monetario Internazionale, della Confindustria e della speculazione finanziaria. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico, che rifiuti le politiche e gli accordi di concertazione e patto sociale, che distruggono i diritti sociali e del lavoro. Vogliamo costruire uno spazio politico pubblico nel quale si riconoscono tutte e tutti coloro che non vogliono più pagare i costi di una crisi provocata e gestita dai ricchi e dal grande capitale finanziario e vogliono invece rivendicare sicurezza, futuro, diritti, reddito, lavoro, uguaglianza e democrazia.

Vogliamo partire dai cinque punti attorno ai quali è stata convocata questa assemblea

1. Non pagare il debito, far pagare i ricchi e gli evasori fiscali, nazionalizzare le banche

2. No alle spese militari e cessazione di ogni missione di guerra, no alla corruzione e ai privilegi di casta

3. Giustizia per il mondo del lavoro. Basta con la precarietà. Siamo contro l’accordo del 28 giugno e l’articolo 8 della manovra finanziaria.

4. Per l’ambiente, i beni comuni, lo stato sociale. Per il diritto allo studio nella scuola pubblica.

5. Una rivoluzione per la democrazia. Uguale libertà per le donne. Parità di diritti per i migranti. Nessun limite alla libertà della rete. Il vincolo europeo deve essere sottoposto al nostro voto.

Ci impegniamo a portare i temi affrontati in questa assemblea diffusamente in tutto il territorio nazionale, costruendo un movimento radicato e partecipato. Così pure vogliamo approfondire i singoli punti della piattaforma con apposite iniziative e con la costruzione di comitati locali aperti alle firmatarie e ai firmatari e a chi condivide il nostro appello. Intendiamo organizzare una petizione di massa sul diritto a votare sul vincolo europeo.

Nel mese di dicembre, a conclusione di questo percorso a cui siamo tutti impegnati a dare il massimo di diffusione e partecipazione, verrà convocata una nuova assemblea nazionale, che raccoglierà tutti i risultati e le proposte del percorso e che definirà la piattaforma, le modalità di continuità dell’iniziativa, le mobilitazioni e anche eventuali proposte di mobilitazione e di lotta.

Intendiamo costruire un fronte comune di tutte e tutti coloro che oggi rifiutano sia le politiche del governo Berlusconi, sia i diktat del governo unico delle banche. Diciamo no al vincolo europeo che uccide la nostra democrazia. Chi non è disposto a rinviare al mittente la lettera della Banca Europea non sta con noi. Questo fronte comune non ha scopo elettorale, ma vuole intervenire in maniera indipendente nella vita sociale e politica del paese, per rivendicare una reale alternativa alle politiche del liberismo e del capitalismo finanziario. Questo fronte comune vuole favorire tutte le iniziative di mobilitazione, di lotta, di autorganizzazione che contrastano le politiche economiche liberiste. Questo percorso si inserisce nel contesto dei movimenti che, in diversi paesi europei e con differenti modalità e percorsi, contestano le politiche di austerità e la legittimità del pagamento debito a banche e imprese.

Su queste basi i partecipanti all’assemblea saranno presenti attivamente anche alla grande manifestazione del 15 ottobre a Roma sotto lo striscione “Noi il debito non lo paghiamo”.

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